Il sindaco di Nardò, Mellone, si è precipitato a sostituire l'Assessora Giulia Puglia dimessasi per insanabili divergenza politiche, con Mariacristina Libetta per nascondere la profonda frattura che rischia di spaccare il suo movimento.
Non se ne dolga la dottoressa Libetta, stimata nel suo ambito professionale e umano, ma si tratta di un Carneade politico che va a sostituire una colonna portante del castello di potere meloniano come Giulia Puglia; la disparità tra le due figure politiche è evidente anche agli occhi di un cieco. Si tratta di una tappabuchi rimediata per caso, sempre politicamente parlando. Giulia Puglia aveva saputo, con sagacia e lungimiranza, costruirsi un ruolo e un figura che spiccava tra gli altri assessori, spesso nullità che sono stati sostituti velocemente o nullità in servizio permanente effettivo fin dalla presa di potere dei melloniani nel 2016.
L'ex assessora Puglia aveva a cuore le sorti della città e si è sempre comportata come un'ammistratrice si dovrebbe comportare; ha ascoltato tutti senza badare alle estrazioni di chi si rivolgeva a lei, senza distinguere tra i vicini all'amministrazione e coloro che erano agnostici o addirittura erano vicini all'opposizione guardando alla validità delle proposte o dei progetti che venivano portati alla sua attenzione. Ha costruito quel che di buono le amministrazioni melloniane hanno saputo offrire alla città che non riguardassero i lavori pubblici e il ricco contorno di incarichi professionali e appalti.
Esasperata dalla centralità dei lavori pubblici e della deriva di menefreghismo per quello che non meritava l'attenzione del sindaco (praticamente tutto quello che un'amministrazione deve supportare tranne i lavori pubblici) la Puglia si è progressivamente distaccata dal blocco monolitico dei melloniani e la frattura è diventata insanabile su molti aspetti dell'amministrazione arrivando a chiedere, in più occasioni (abbattimento scuola, gerontocomio, Lega, ecc), il confronto con le opposizioni o semplicemente con le istanza del territorio.
“Questa decisione, maturata dopo un’attenta e sofferta riflessione, nasce dalla constatazione di un progressivo allontanamento tra la mia visione politica e amministrativa e quella che oggi caratterizza l’attuale maggioranza....le recenti scelte politiche e le modalità con cui vengono affrontate alcune questioni cruciali per il futuro della nostra città non rispecchiano più i principi e le priorità che mi hanno guidato sin dall’inizio del mio incarico.”
Questa l'inequivocabile conclusione cui è giunta Giulia Puglia e il garbo con cui ha espresso le sue parole non attutiscono il fragoroso scoppio che le sue dimissioni
hanno creato tra le file melloniane traversate, forse, da altri fremiti sotterranei che potrebbero emergere a breve minandone la compattezza.
Certo che Mellone continua a prendere sberle in piena faccia; la mancata candidatura alle regionali (neanche la Lega ho voluto candidarlo nominandolo ipocritamente “coordinatore”), la sconfitta alle provinciali della Poli (cui si era assogettato dopo averla definita in tutti i modi possibili) ed ora le dimissioni della sua assessora più rappresentativa. Si più rappresentativa perchè era il volto di questa amministrazione, non c'era evento cui non partecipasse e quasi sempre era l'unica a rappresentare l'amministrazione.
La frettolosa sostituzione è una toppa che non riesce a nascondere il logoramento del sistema di potere melloniano che soffre ogni giorno di più e che potrebbe avere pesanti ripercussioni sul piano numerico delle prossime votazioni.
Infatti è facilmente ipotizzabile che Giulia Puglia non rimarrà con le mani in mano “Continuerò comunque a seguire con attenzione e partecipazione la vita pubblica della città, auspicando che si possano sempre perseguire soluzioni orientate al bene comune.”
Sono sue parole ed è facile valutare la sua incidenza sulla scena politico cittadina ben aldilà di quanto, forzosamente, era stata costretta a scrivere nel novembre scorso.
Werther Messapo