Maurizio Leuzzi: "Soldatini e silenzi: il prezzo della fedeltà politica”

Se ancora ce ne fosse bisogno, le dichiarazioni di Mellone e Sodero sono l’ennesima dimostrazione di quello che questi signori sono in realtà.

 

In occasione dell’accettazione dell’incarico da parte della dott.ssa Libetta, Mellone, a proposito della sua azione amministrativa, scrive: “Abbiamo creato un modello politico umano...” Lui… che si vanta di asfaltare chi non la pensa come lui, e che impone con arroganza e violenza le sue scelte scellerate alla comunità che lo ha eletto; “fondato sulla coesione…” Lui… che per potersi imporre ha messo gli uni contro gli altri non solo i suoi concittadini ma persino i suoi assessori, usando e gettando in questi anni persone che avevano creduto in lui e che si erano spese per la sua ascesa; “…su una visione chiara della città”, Lui... che nel primo mandato non è stato in grado neppure di presentare le linee programmatiche con cui dire ai cittadini cosa intendesse fare per la città… e che in questi anni è andato avanti alla giornata, realizzando opere solo sulla base dei finanziamenti che riusciva ad intercettare, a prescindere dalla loro concreta utilità.

E infine gioisce per “aver dato la possibilità a un gruppo di giovani di arrivare ad amministrare la propria comunità…” Lui che in questi anni, invece di far crescere una classe politica degna di questo nome, ha solo creato un esercito di soldatini che in consiglio comunale devono solo approvare le sue decisioni e che in giunta devono solo firmare le delibere che il suo staff sottopone agli ubbidienti assessori. Quegli stessi ubbidienti assessori mortificati dai continui azzeramenti di giunta al solo scopo di verificarne consenso elettorale e fedeltà assoluta, ed umiliati in occasione delle ultime regionali, nel dover questuare per tutto il paese e con ogni mezzo voti in favore della Lega, pur di conservare un posto in giunta.

Insomma, un esempio concreto ed emblematico di come questo sindaco riesca sfrontatamente a prendere ancora per i fondelli i suoi elettori e i suoi stessi amministratori (anche se questi ultimi fanno finta di non accorgersene per paura di essere defenestrati).

Ed ha lavorato così bene da aver creato un suo perfetto avatar (candidato sindaco), che con la stessa arroganza e con fare saccente (essendo entrata ormai nel personaggio), nel commentare le dimissioni della Puglia, elargisce lezioni di alta politica e di buona amministrazione infarcite di belle e nobili parole come bene della comunità, impegno, coscienza, per poi, con la violenza tipica del capo, attaccare la collega dimissionaria (stanca di dover subire le angherie e le decisioni sempre più difficili da digerire imposte dal capo assoluto), definendola “codarda”.

Per poi, però, spiegarci (offendendo l’intelligenza di chi la legge) che non sono “codardi” quegli amministratori che (per restare attaccati al loro posto) non si chiedono cosa ci sia di vero nel procedimento penale a carico del loro capo sulle “firme false”, non battono ciglio se dagli uffici comunali “spariscono misteriosamente” faldoni collegati a quel procedimento, subiscono come nulla fosse l’abbattimento della scuola dove loro stessi hanno studiato, si rendono ridicole comparse nella scandalosa speculazione legata agli idrovolanti fantasma, e infine si rendono complici di una voragine di debiti che dovranno essere pagati dai loro stessi figli… ma “codarda” sarebbe quella collega di giunta che non ne può più di tutto ciò, sbatte la porta e se ne va.

Spero che almeno una buona parte degli elettori che hanno votato per questi signori si renda finalmente conto di chi ha davvero messo al governo di questa città.

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