8 Marzo. Ottant'anni dopo il voto alle donne: la democrazia rischia di perdere elettrici

L’8 marzo è tradizionalmente il giorno dedicato alla riflessione sui diritti delle donne. Quest’anno, però, quella riflessione si intreccia con una ricorrenza che riguarda direttamente la storia democratica del Paese: gli ottant’anni dal riconoscimento del voto alle donne in Italia.
Quando nel 1946 le italiane entrarono per la prima volta nelle urne non si trattò soltanto di un passaggio elettorale. Fu il momento in cui la democrazia italiana smise di essere incompleta, riconoscendo alle donne piena cittadinanza politica e la possibilità di partecipare direttamente alla vita pubblica della Repubblica.
A distanza di otto decenni, tuttavia, questo anniversario invita a una riflessione meno celebrativa e più concreta. La questione non è più se le donne abbiano il diritto di votare. La domanda, forse più scomoda, è quanto quel diritto venga oggi esercitato: quante donne votano davvero oggi? I dati più recenti mostrano un fenomeno che merita attenzione. Alle elezioni politiche del 2022 ha votato il 65,7% degli uomini contro il 62,2% delle donne. Una differenza contenuta ma costante. Un andamento simile si osserva anche nelle elezioni europee del 2024, dove l’affluenza è stata 50,5% tra gli uomini e 48,9% tra le donne. Questi numeri si inseriscono in una tendenza più ampia. Nel corso degli anni la  partecipazione elettorale in Italia è progressivamente diminuita: se per lungo tempo l’affluenza alle urne si collocava stabilmente tra l’80 e il 90 per cento degli elettori, nel 2022 si è fermata a poco meno del 64 per cento, il livello più basso registrato nelle elezioni politiche della Repubblica. Dentro questa tendenza generale, la partecipazione delle donne appare più vulnerabile. Le indagini sulla partecipazione politica mostrano infatti che le donne, mediamente, si informano di politica meno frequentemente rispetto agli uomini: circa il 42% lo fa almeno una volta a settimana, contro oltre la metà della popolazione maschile. Quando l’informazione politica diminuisce, spesso diminuisce anche la partecipazione elettorale. Il risultato è un rapporto più fragile tra cittadine e politica. Le ragioni sono diverse e non riguardano solo la sfera individuale. Pesano la distanza percepita dai luoghi decisionali, il linguaggio spesso autoreferenziale del dibattito pubblico e un linguaggio pubblico spesso poco accessibile, ma anche fattori sociali concreti legati alla gestione dei tempi di vita e dei carichi familiari. Per questo l’anniversario degli ottant’anni dal suffragio femminile non dovrebbe limitarsi alla memoria storica. Può diventare l’occasione per interrogarsi su come rafforzare oggi la partecipazione democratica delle donne. Il voto conquistato nel 1946 non è soltanto un diritto formale. È uno strumento di cittadinanza che vive solo se viene esercitato. In questo senso la consultazione referendaria prevista per il 22 e 23 marzo rappresenta un’importante occasione di partecipazione civica. Al di là delle opinioni sul quesito, il voto resta il gesto più semplice e diretto attraverso cui i cittadini partecipano alla vita democratica. Ottant’anni fa milioni di donne italiane entrarono per la prima volta nelle urne, segnando una svolta nella storia della repubblica. Non fu un soltanto gesto simbolico: fu l’esercizio concreto di una cittadinanza appena conquistata. Oggi quella conquista non è minacciata da una legge che la limita, ma da qualcosa di più silenzioso: la progressiva disaffezione alla partecipazione. Eppure la democrazia continua a vivere proprio di quel gesto semplice- entrare in una cabina elettorale ed esprimere il proprio voto – attraverso cui ogni cittadino e cittadina contriubuisce alla vita pubblica del Paese. A ottant’anni dal suffragio femminile, la vera sfida non è ricordare quella conquista, ma continuare a praticarla. Perché le democrazie non si indeboliscono soltanto quando i diritti vengono tolti. A volte si indeboliscono quando i cittadini e le cittadine smettono semplicemente di usarli.
 
Avv. Alessia Ferreri
già Consigliera di Parità della prov. Lecce
Vice Presidente Nazionale Soroptimist International d’Italia
 
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