VOICEAT, dare voce come atto di coraggio: ecco il progetto etico e culturale di Annalaura Giannelli

Annalaura Giannelli è un’imprenditrice culturale dalla visione trasversale, capace di coniugare pensiero creativo, competenze giuridiche e sensibilità estetica. Avvocato di formazione, scrittrice per vocazione e progettista per natura, ha costruito nel tempo un percorso personale e professionale fondato sull’idea che ogni oggetto, spazio o progetto debba avere una storia da raccontare.

 

Da questa filosofia nasce Voiceat, una linea di borse concepite come strumenti narrativi prima ancora che accessori, e successivamente Voiceat Space, hub culturale inaugurato a Nardò, nel Salento. Uno spazio aperto e inclusivo, pensato come luogo di incontro tra arte, design, editoria e dialogo, dove convivono mostre, presentazioni, arredi d’epoca e contemporanei, musica e momenti di condivisione informale.

Dotata di una spiccata capacità di trasformare le idee in realtà concrete, Annalaura Giannelli si distingue per un approccio imprenditoriale elegante e visionario, in cui la cura dei dettagli si unisce a una forte identità culturale. I suoi progetti riflettono un’attenzione autentica per il valore del tempo, della memoria e delle relazioni, restituendo centralità all’esperienza e al racconto.

Le foto sono state realizzate dal maestro Aristide Mazzarella, che ringraziamo per il prezioso contributo.


Avvocato, VOICEAT nasce come brand di moda ma si configura fin da subito come progetto etico e culturale. Qual è stata la scintilla iniziale che l’ha portata a crearlo?

Un insieme di elementi è diventato una miscela esplosiva. Certamente un’innata sensibilità per l’arte, la cultura e la bellezza in genere e, dunque, anche per la moda. In secondo luogo, la mia esperienza come consulente legale presso aziende terziste del settore che, se da un lato è stata formativa, dall’altro mi ha fatto conoscere e comprendere molti meccanismi sui quali è possibile svolgere una riflessione critica.

In terzo luogo – e questa è stata davvero la scintilla – un appassionante studio sulla figura di Maria di Magdala, oggetto del mio ultimo lavoro letterario Il segreto della Maddalena. La borsa con cui Voiceat è nata, iconica per la storia dell’azienda, è infatti una tote in canvas con manici in bambù che reca sul front l’immagine di Maddalena (opera del celebre pittore andaluso José Peña).

Il messaggio è potente: il tema nodale è quello della violenza di genere. Il postulato è il seguente: se Maria Maddalena, apostola apostolorum, donna amata da Cristo, coraggiosa e leale, è finita ingiustamente – per un clamoroso “errore” – per essere qualificata nei secoli come una prostituta penitente, allora ogni donna può riconoscersi in lei.

We are all Magdalene recita infatti il claim che compare su un’altra mini bag in nylon tecnico. Il successo dell’iniziativa mi ha dato la forza per andare avanti.


Lei, a Nardò, in via Ettore Fieramosca 4, ha creato la Voiceat Space – Art Gallery, un luogo unico, uno scrigno di bellezza dove dipinti, abiti, oggetti e accessori prendono vita. Da dove prende le mosse questo spazio unico nel suo genere?

Sì, a settembre scorso abbiamo inaugurato questo spazio molto nuovo nel suo genere. In effetti, non è una semplice galleria d’arte né uno showroom né una sala convegni, ma è un po’ tutto questo.

Disponevo di un locale al piano terra di un palazzo dei primi del Novecento a Nardò e valutavo cosa farne. Poi ho pensato che sarebbe stato giusto continuare a investire in Voiceat. Dopo un’importante ristrutturazione che lo ha adeguatamente valorizzato, ho pensato di potenziare l’idea del “dare voce”, unendo diverse forme d’arte come la moda, la scultura, la pittura, la letteratura e la musica.

L’effetto – come poi si è dimostrato – è suggestivo. A tre mesi dalla sua nascita, il Voiceat Space non è solo sede della Maison, ma un punto di riferimento per importanti eventi di respiro locale e non solo.


Il nome VOICEAT richiama esplicitamente il concetto di “dare voce”. A chi e a cosa sente oggi l’urgenza di dare ascolto?

Alle donne, in primis, senza esitazione. Sono tante le donne coraggio che vivono in silenzio, che soccombono a una vita di sacrifici donandosi sempre e incessantemente agli altri: figli, mariti, compagni, famiglia. Donne che lavorano con dignità e che continuano a lavorare anche dentro casa.

Per non parlare delle donne che subiscono violenza, e non parlo solo di quella fisica. Vi sono molti altri tipi di violenza, più subdoli, di cui si sa e si dice meno, proprio perché è difficile decodificarli, persino spiegarli. Il fenomeno della violenza di genere è in costante aumento. È il momento di lavorare di più sulla prevenzione, senza abbassare la guardia sulla repressione.

Le nostre borse trasferiscono messaggi importanti. Le donne sposano la causa, si sentono parte di una rete solida e coesa. Sul nostro sito abbiamo creato anche una finestra informativa con il supporto di una consulente esperta, per aiutare a comprendere fenomeni come la manipolazione affettiva o il narcisismo patologico.

È fondamentale lavorare su temi nodali come quello dell’autostima. Spesso nella rete delle relazioni tossiche incappano proprio donne empatiche e capaci, ma con una bassa autostima. La consapevolezza è un’arma che si rivela vincente.

Con il concorso annuale “Raccontaci il tuo coraggio e la tua rinascita” premiamo le donne che si raccontano e che diventano faro per chi non ce la fa, per chi non ha voce, appunto.


La Maddalena Tote Bag è diventata un oggetto-manifesto. Che valore assume oggi, anche alla luce del dibattito sulla violenza di genere?

Le nostre borse non sono semplici borse: sono strumenti, veicoli innovativi di messaggi importanti che riguardano tutti. Funziona un po’ come per la musica. La moda può rappresentare molto più di un’estetica fine a se stessa: diventa declinazione di modelli comportamentali ed etico-sociali.

Il risultato è incredibile, perché il tema di cui si fa veicolo il prodotto couture non è più relegato alle giornate istituzionali e commemorative – o, ahimè, ai fatti di cronaca – ma vive nel quotidiano. È costantemente presente, chiaro e potente.


L’arte è un elemento strutturale delle sue collezioni. Che ruolo ha il dialogo con gli artisti nella costruzione del racconto di VOICEAT?

L’arte è parte integrante e sostanziale del progetto Voiceat. La maggior parte delle nostre creazioni attinge dal patrimonio artistico mondiale. Come veicolare messaggi che parlano di rispetto, inclusione e dignità? L’arte ci viene incontro: è prorompente, naturalmente elegante, esclusiva, meravigliosa.

L’importante è che il messaggio sia positivo. È necessario per creare una coscienza nuova. 

giannelli 1

 

 

VOICEAT ha fatto una scelta etica netta escludendo la pelle animale. Quanto è complesso mantenere coerenza valoriale nel sistema moda contemporaneo?

Nel settore moda convivono innumerevoli contraddizioni. L’ecosostenibilità è un leitmotiv, ma poi nessuno produce realmente in modo ecologico, anche per una questione di costi; neppure le grandi case di moda. Qui entrerebbe il tema del greenwashing, ovvero quelle strategie di mercato con cui si spaccia per ecologico ciò che non lo è, quantomeno non al 100%.

Nel nostro piccolo cerchiamo di essere coerenti. Ho puntato sul nylon tecnico e sul denim: il risultato è eccellente anche in termini di qualità e resistenza. L’ecosistema è a rischio a causa dei danni ambientali che l’uomo ha provocato ed è necessario rispettare flora e fauna.

Desideriamo inoltre sdoganare l’archetipo della borsa stagionale che l’anno dopo finisce in soffitta perché non si usa più. Le nostre borse sono pezzi da collezionare, realizzati in Italia da sapienti mani artigiane. Una Voiceat è per la vita.


Con la FLAPPER Bag richiama il movimento femminista degli anni Venti. Che parallelismi vede tra quella stagione storica e il presente?

Purtroppo tanti. La Flapper è una “borsa status”, un must have che parla di coraggio, forza, rinascita, diritti e libertà, ed è ispirata allo storico movimento femminista delle Flapper, le antesignane delle nostre sessantottine.

Ora come allora, le donne sono chiamate a farsi sentire, a non retrocedere sul piano delle conquiste e dei diritti. Il periodo è buio e involutivo, purtroppo, sebbene noi occidentali possiamo ritenerci fortunate. Penso alla povera Mahsa Amini, brutalmente assassinata per una ciocca di capelli che sfuggiva dall’hijab. Lei come tantissime altre.


Alessandra Accardo è Brand Ambassador di VOICEAT. Perché era importante legare il brand a una testimonianza reale e non simbolica?

Per la coerenza di cui parlavamo prima. Alessandra è una donna segnata, perché vittima di una violenza brutale, ma è anche una donna rinata: una che ce l’ha fatta, a dispetto di chi ha cercato di ucciderla. È una donna straordinaria che, dopo quanto le è accaduto, ha continuato incessantemente a farsi portatrice di messaggi di amore, rispetto e speranza, soprattutto con i giovani.

Per questo le è stato conferito il Premio Borsellino e ha ricevuto la menzione al valor civile dal Presidente della Repubblica. Non ci interessava la perfezione né l’ostentazione della bellezza – di cui pure Alessandra incarna in modo incredibile tutti i canoni – ma cercavo una Brand Ambassador che fosse una luce, una speranza, un simbolo. E lei lo è.

giannelli 2


VOICEAT promuove anche la collettiva d’arte “Ambiente Infinito. Dialoghi tra arte e futuro”. Qual è l’obiettivo di questa mostra e che spazio offre ai talenti contemporanei?

Dare voce significa anche dare spazio agli altri, significa ascoltare. Questa prima collettiva, patrocinata dall’Assessorato all’Ambiente del Comune di Nardò, vuole affrontare un tema fondamentale come quello dell’ambiente, avviando una riflessione profonda sul rapporto con il mondo che abitiamo e sul tempo che stiamo costruendo: il futuro.

L’arte è un linguaggio potente e universale che tutti possono interpretare senza tante parole. Creatività, etica e responsabilità possono dialogare tra loro attraverso la visione artistica. Ne approfitto per ricordare che le iscrizioni sono aperte fino alla fine di gennaio e che la modulistica è scaricabile dal sito voiceat.it.


Guardando alla società di oggi, cosa la preoccupa di più?

La violenza, senza ombra di dubbio. La violenza che si è insinuata in ogni segmento della quotidianità, che colpisce ogni fascia d’età – ormai anche i più giovani – che è virale (come ci ricorda Esiodo: “Violenza chiama violenza”), che distrugge, che è impietosa, che è il vero male del secolo.

Non siamo nati per questo. Abbiamo bisogno di esempi virtuosi, di gentilezza, di bellezza, di amore, soprattutto.

giannelli 3


C’è un progetto o un sogno che Annalaura Giannelli non ha ancora realizzato?

Questa è una domanda difficile, perché non ho la percezione di quanto faccio. Sono sempre trepidante, sicuramente attiva, ma vorrei fare di più. Lo avverto quasi come un dovere, oltre che come un piacere.

Il sogno è riuscire a far decollare il progetto Voiceat e continuare a scrivere: è la mia passione.

 

Intervista a cura di Marco Marinaci

PH. Aristide Mazzarella

0
0
0
s2sdefault

ADV

salento magazine

I più letti