Stefania Coti (Pres. Reg. Pedagogisti): "La violenza si apprende nei contesti di vita: educare al rispetto e alla pace è una responsabilità collettiva"

Parlo oggi come pedagogista e come Presidente di APEI Puglia, ma anche come cittadina e genitore profondamente colpita dalla morte di un ragazzo accoltellato a scuola da un compagno.

Una tragedia che ci obbliga, come comunità educante, a interrogarci sul modo in cui accompagniamo pedagogicamente la crescita dei nostri bambini e adolescenti.

Il primo luogo in cui si costruiscono i significati del vivere insieme è la famiglia, che rappresenta la prima agenzia educativa dove si apprendono il rispetto dell’altro, il valore della parola, il limite. Per questo è indispensabile che le famiglie non siano lasciate sole. Sostenerle nel proprio compito, significa riconoscere e valorizzare le  competenze educative dei genitori, offrendo loro accompagnamento e strumenti educativi adeguati per rafforzarli evitando logiche colpevolizzanti e promuovendo una reale corresponsabilità educativa.

Accanto alla famiglia, la scuola svolge un ruolo centrale e insostituibile. È il luogo in cui bambini e ragazzi sperimentano quotidianamente la convivenza, il confronto, le regole comuni. Tuttavia, la scuola non può essere chiamata a rispondere da sola a forme di violenza che affondano le radici in contesti più ampi. Occorrono scelte politiche chiare che investano sull’educazione in modo strutturale: risorse, figure educative e pedagogiche competenti, tempi e spazi dedicati alla relazione, al dialogo, alla narrazione e alla gestione dei conflitti come parte integrante del percorso formativo. Ridurre la scuola a un luogo di mera istruzione significa indebolirne la funzione educativa e preventiva.

La scienza pedagogica ci insegna che la violenza non è innata, ma si apprende nei contesti di vita sempre più ampi e ricchi di specificità personali e  culturali. Per questo la prevenzione non può essere affidata a interventi emergenziali o repressivi, ma deve fondarsi su una visione educativa condivisa, capace di orientare le scelte politiche e sociali.

È necessario estendere lo sguardo all’intera società, al territorio, alle istituzioni, ai servizi, alle associazioni, ai luoghi formali e informali in cui i ragazzi crescono. Solo una comunità che si riconosce come educante e con una intenzionalità educativa chiara e orientata scientificamente, può farsi carico della prevenzione della violenza. Educare non è un fatto privato, ma una responsabilità collettiva che richiede alleanze, coerenza e continuità tra tutti i soggetti coinvolti.
Come APEI Puglia ribadiamo che l’educazione è il principale strumento di prevenzione e che investire in educazione significa investire nella qualità della convivenza civile. La tragedia che oggi piangiamo deve spingerci a trasformare il dolore in impegno, l’emozione in progetto, l’emergenza in politica educativa.

di Stefania Coti
Presidente APEI Puglia

 

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