Lecce, 26 dicembre 2025 – La CGIL e la FLC CGIL di Lecce esprimono profondo sdegno e contrarietà nei confronti della deliberazione di giunta del Comune di Nardò dello scorso 23 dicembre.
Sdegno per l’ennesima provocazione contraria alla normativa ed al buon senso, da parte del sindaco Pippi Mellone. Contrarietà nel merito della questione, perché non si ravvisa alcun senso civico ed educativo nell’intitolare un luogo della cultura e dell’educazione ad un personaggio divisivo, come il povero Sergio Ramelli. Piuttosto nel nome di questo giovane, assassinato come altri militanti di destra e di sinistra in un periodo particolarmente buio della storia d’Italia, si persegue un obiettivo, quello della cosiddetta “pacificazione” in un Paese che non ha mai fatto davvero i conti con il suo passato fascista e che poco si interroga sulle cause profonde del terrorismo tra gli anni Sessanta e Ottanta. Una logica, quella della “pacificazione” di cui sentono il bisogno esclusivamente le formazioni politiche neofasciste o comunque eredi di una tradizione politica uscita sconfitta dalla Storia, che ha portato la il Paese in guerra, che ha vessato la classe lavoratrice, che ha limitato fortemente il processo di emancipazione femminile, che si fonda sull’odio e la violenza.
Nardò (e non solo) già vivono l’onta di una toponomastica che presta il fianco al revisionismo storico. Una città che è Medaglia d’oro al merito civile per aver accolto i reduci dei campi di sterminio nazifascisti non merita questa ulteriore umiliazione. Resta un mistero come possa rispondere ai valori costituzionali (si legge nella delibera di giunta) l’idea di intitolare una scuola ad un giovane neofascista, giacché la nostra Costituzione è intrinsecamente antifascista, vieta la ricostituzione del Partito Fascista, è democratica, ripudia la guerra, combatte il razzismo e l’autoritarismo, valorizza le libertà individuali, il pluralismo e l’uguaglianza.
Infine un appello ai componenti degli organi collegiali della scuola e dell’Ufficio Scolastico provinciale, che sono le uniche istituzioni a potersi esprimere sull’intitolazione della scuola: rivendichino l’autonomia dell’istituzione che rappresentano, valorizzino il ruolo della scuola intesa come agenzia educativa che trasmette i valori fondanti della Repubblica: solidarietà, inclusione, rispetto dei diritti e dell’uguaglianza e non luogo di celebrazione di figure divisive. Non si facciano condizionare dalle simpatie del ministro dell’Istruzione e dalle scomposte forzature istituzionali di un sindaco.