Passata la bufera mediatica della 28ª edizione del Concertone La Notte della Taranta, possiamo fare bilanci e riflessioni anche per comprendere meglio la futura linea programmatica della Fondazione con la Presidenza di Massimo Bray.
Sicuramente questa edizione, subito apprezzata, ha scongiurato lo stampo “Sanremese” che aveva aggravato le ultime tre edizioni. Retromarcia, dunque, dalla direzione national-pop show e dal Taranta-trash dell’edizione 2024 (la più esplicita in questo senso).
Autore dell’edizione 2025 è stato il maestro concertatore David Krakauer, americano, classe ’56, uno dei più capaci clarinettisti al mondo, interprete del jazz e delle avanguardie musicali, nonché specialista della musica klezmer, genere riconoscibile per sonorità e melodie espressive legate alle tradizioni degli ebrei dell’Europa orientale. Già questa scelta ha posto la produzione su un livello altro.
Accanto a lui il nostro coreografo Fredy Franzutti (Lecce, ’71), che ha rivoluzionato, con i suoi princìpi e le sue danze, le tendenze da “Show televisivo” che avevano negli anni reso “sciropposo” il veleno della Taranta. Un’accoppiata apparentemente convenzionale che ha restituito, al concerto e alla Fondazione, freschezza, dignità e smalto.
Krakauer è arrangiatore raffinato e interprete principale con il suo strumento. La musica che propone oscilla con ritmo tra i generi che gli sono propri, con una salda partenza dalle origini salentine. Alcune canzoni, raramente ascoltate, risultano forse meno coinvolgenti per il grande pubblico presente (e probabilmente anche a casa), ma non per questo sono di minore qualità. Eccellenti ed esplosive le pizziche – ne ascoltiamo sei, ne vorremmo di più. Il repertorio folk anni ’50/’60 subisce una forma di contenimento in qualcosa di American city, ma tra gli spunti comunicati in conferenza stampa vengono anche evocati gli 80 anni dalla Liberazione, dunque c’è coerenza.
Questo impianto viene comunque squarciato dalla presenza di Antonio Castrignanò: in canottiera alla Mick Jagger e con fare da padrone di casa, infervora il pubblico di Melpignano con il suo cavallo di battaglia Aria Caddhipulina. Lui e il Canzoniere Grecanico Salentino (nei 50 anni dalla fondazione), con la loro pizzica indiavolata, sono gli ospiti popolari dell’edizione.
In riferimento agli altri ospiti, apre la partita Giuliano Sangiorgi: un garbato rilancio melodico il suo condito da un romanticismo che si fa amare dal pubblico. Poi Serena Brancale: dovrebbe esserci per nascita, scelte e bravura, ma qualcosa non funziona; sembra non sia stata avvisata del cambio di rotta e dà l’impressione di appartenere ancora alle edizioni precedenti. Ermal Meta interpreta due belle canzoni in maniera emozionale (la migliore esibizione ospite). Segue la giovane Anna Castiglia, sicuramente talentuosa e con margini di crescita, una bella immagine che riscuote i suoi applausi. Conclude Tara, cantante palestinese, che si esibisce in maniera garbata ma sembra schiacciata dal palco. Sarà pronta fra qualche anno.
Si aggiungono poi tre artisti della squadra di Krakauer: Kathleen Tagg (piano), Sarah MK (rapper) e Yoshie Fruchter (chitarra), suoi abituali collaboratori.
Nota stonata: l’assenza dei cantanti ospiti nel tradizionale finale corale. A Massimo Bray e al noto musicologo Sandro Cappelletto (consulente artistico di lusso) sfuggono i vip, che scappano dopo la loro esibizione.
La parte coreografica risulta la vera novità. Principalmente perché si assiste ad un organico professionale e coeso che interpreta con intenzione e stile le indicazioni del coreografo. Il leccese Fredy Franzutti propone l’invenzione di fare un tuffo nel passato, rielaborando la pizzica pizzica in un’estetica di fine ’700. Fonte di ispirazione sono le immagini pittoriche del 1784 commissionate da Ferdinando IV per ritrarre i costumi popolari di Terra d’Otranto. Due momenti sono molto efficaci: Pizzicarella, cantata con suoni fedeli alla tradizione da Consuelo Alfieri, circondata da portatrici d’acqua in costume originale; e Rirollalla, pizzica in grecanico dove il corpo di ballo sfoggia uno spettacolare costume popolare, giallo e nero, di inizio ’800, dedicato a Santa Marina di Ruggiano, protettrice dei malati di ittero.
Per il resto della serata Franzutti affronta i brani salentini con il suo linguaggio contemporaneo e di ricerca che ha caratterizzato la sua carriera. Brilla e colpisce la coreografia su Aremu Rindineddha: la musica, evidentemente la più klezmer della serata, è interpretata come una suggestiva preghiera collettiva. A un certo punto compaiono tre uomini con teste di gallo, intervento breve e poco ripreso dalla diretta, ma che inspiegabilmente cattura l’attenzione di social e media, quasi caratterizzando la 28ª edizione, definita per qualche giorno… dei galli. Coup de théâtre, si diceva una volta.
Al successo partecipano le voci e i musicisti dell’Orchestra della Fondazione La Notte della Taranta.
Marco Marinaci
Docente e giornalista pubblicista