Editoriale – “Il Gerontocomio: cronaca di una disfatta annunciata”

E così, dopo quarant’anni di immobilismo, rinvii, cantieri dimenticati e promesse evaporate, l’ex Gerontocomio di Nardò è stato finalmente abbattuto. Non completato, non riconvertito, non salvato. Abbattuto.

Con discrezione e qualche ruspa. Un epilogo quasi liberatorio per un’opera che, nata nel 1985 con il dichiarato intento di accogliere gli anziani della comunità, si era ben presto trasformata in simbolo tangibile dell’inerzia pubblica.

Fu edificato – si fa per dire – con oltre un miliardo e mezzo di lire. Il progettista era un "Luminare", l'architetto Panella, il direttore dei lavori l'ingegnere Leuzzi. I lavori vennero affidati con trattativa privata ad un'impresa che, ironia della sorte non li accettò,  "Lamentando che i prezzi non erano remunerativi e andavano aggiornati".  Poi abbiamo visto come è andata, l'opera non è mai stata completata. La sua demolizione è costata 750 mila euro. Un investimento ciclopico per un fallimento epico. Ma oggi si volta pagina: sullo stesso terreno sorgerà una nuova sede del Commissariato di Polizia. Funzionale, moderna, efficiente, conforme alle più recenti norme in materia di sicurezza, sostenibilità, accessibilità. Nessuno discute l’utilità della struttura, né la professionalità dei progettisti coinvolti. Ciò che colpisce, piuttosto, è l’amara ironia di un territorio che costruisce con zelo postazioni per la legalità, ma continua a trascurare i presidi della salute.

Sì, perché Nardò – seconda città per popolazione della provincia di Lecce – non ha un ospedale. Nessuno. Nessun pronto soccorso, nessun reparto, nessuna sala operatoria. Per ogni emergenza, per ogni codice rosso, per ogni urgenza banale o drammatica, i cittadini devono rivolgersi ai nosocomi di Copertino o Gallipoli. Due strutture che, pur operando con dedizione e competenza, sono ormai sature, congestionate, messe a dura prova da bacini d’utenza sempre più ampi.

Le liste d’attesa, nel frattempo, hanno raggiunto una dimensione surreale. Visite specialistiche rimandate di mesi, esami diagnostici disponibili a distanza di stagioni, interventi chirurgici programmati in un futuro indefinito. In questo contesto, chi ha urgenza di curarsi si trova spesso dinanzi a un bivio: attendere pazientemente, magari peggiorando, o rivolgersi al privato. Dove però si paga. E profumatamente.

Emblematico è il caso della cataratta, una delle patologie più diffuse tra gli anziani: il suo trattamento, in regime privato, può costare fino a 1.360 euro ad occhio. Un prezzo che per molte famiglie è semplicemente insostenibile. E allora ci si affida all’attesa. O alla speranza. O, nei casi peggiori, alla rassegnazione.

Questa sanità, sempre più distante e selettiva, ricorda a tratti quella raccontata da Alberto Sordi ne Il medico della mutua, dove il dottor Guido Tersilli, personaggio grottesco e tragicomico, amministrava la salute dei suoi assistiti come un commercialista alle prese con le scadenze fiscali. “La medicina è una vocazione… quando si guadagna bene”, sentenziava con cinismo. Una battuta amara che oggi sembra risuonare con inquietante attualità: curarsi è diventato un lusso, una prestazione a richiesta, un diritto concesso solo a chi può permetterselo.

Intanto, lo Stato, le istituzioni, le amministrazioni locali procedono. Si costruisce. Si investe. Si inaugura. Il nuovo Commissariato sarà dotato di ogni comfort: due piani, spazi ben distribuiti, uffici, sala riunioni, alloggi per il personale, parcheggi, aree verdi, accessi separati e sorvegliati. Un progetto inappuntabile dal punto di vista tecnico. Peccato che, al di là del cancello, rimanga intatto il grande vuoto della sanità territoriale.

Il paradosso, a Nardò, è evidente: una città che sa garantire la custodia, ma non la cura. Dove si rafforza il controllo, ma si smarrisce l’assistenza. Dove, per paradosso, l’unico modo per essere ospitati in una struttura dotata di letti, videosorveglianza e aria condizionata... è farsi arrestare.

Il Gerontocomio, in questo contesto, rappresenta più di un fallimento edilizio: è la metafora perfetta di un’Italia che annuncia, progetta, posa prime pietre con entusiasmo, ma raramente taglia i nastri. Un’Italia che fatica a prendersi cura, nel senso pieno del termine. E che continua a disattendere proprio chi ha più bisogno di attenzione: gli anziani, i malati, i fragili.

E la nonna, allora? La piazzeremo davanti al nuovo Commissariato, le regaleremo una radio e le diremo che è un centro ricreativo. Se il suono delle sirene sarà intonato, forse ci crederà.

Nel frattempo, noi restiamo qui. A osservare. A scrivere. A contare le ambulanze e le promesse. Perché se la sanità latita, almeno ci resti il diritto alla parola. E, ogni tanto, anche a un sorriso. Amaro. Ma necessario.

Marco Marinaci

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