NARDÒ – Un nuovo tassello si aggiunge alla trasformazione urbanistica del quadrante est di Nardò, ma la decisione del Consiglio Comunale riaccende le proteste di cittadini e comitati locali.
Al centro della bufera è la Delibera n. 33 del 30 luglio 2026, con cui l'Amministrazione ha adottato una variante al Piano Regolatore Generale per il Comparto 5, mutandone la destinazione d’uso da residenziale ad area commerciale per consentire l’apertura di una nuova struttura di media distribuzione (M2). Tre consiglieri di opposizione firmano i rilievi indirizzati al Comune ma anche alla Regione alla Provincia e all’ARPA. IL documento reca le firme dei consiglieri Lorenzo
Siciliano, Daniele Piccione e Carlo Falangone.
Il nodo "dell'Effetto cumulo" - Secondo le osservazioni e l'esposto formale inoltrato in queste ore agli enti competenti, il progetto non rappresenta un episodio isolato, bensì l'ennesimo tassello di una progressiva saturazione commerciale. Nello spazio di appena cento metri – tra via Aldo Moro, via Gallipoli, via Volta, via della Resistenza e via Segni – sono infatti già operativi e presenti i marchi Eurospin, Todis e Conad (quest'ultimo frutto di un'analoga variante nel 2019), a cui si aggiungono il mercato settimanale del venerdì e il cantiere in corso per il nuovo Famila Superstore nel Comparto 4. La contestazione principale riguarda proprio l'assenza di una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) Integrale: la scelta dell'Amministrazione di procedere per singole varianti puntuali avrebbe nascosto l'impatto reale di quello che è a tutti gli effetti un distretto commerciale di fatto, destinato a paralizzare la viabilità di ingresso alla città e ad aggravare l'inquinamento atmosferico e acustico.
Consumo di suolo e visione urbanistica - L'atto di opposizione mette in luce anche la perdita dell'ultimo polmone permeabile del quartiere. Invece di cogliere le opportunità offerte dai finanziamenti pubblici nazionali e regionali legati alla rinaturalizzazione e al depaving (de-impermeabilizzazione dei suoli urbani), l'ente locale avrebbe preferito dare via libera alla cementificazione. Un passaggio che, spiegano i firmatari, entra in stridente contrasto con le stesse linee guida del redigendo PUG (Piano Urbanistico Generale) di Nardò e con la Nuova Legge Urbanistica Regionale, entrambe improntate al principio del "saldo zero" sul consumo di suolo. Le richieste e il rischio ricorsi - L'esposto chiama in causa direttamente i diversi livelli istituzionali: al Comune di Nardò si chiede l'immediato annullamento in autotutela della delibera e l'applicazione delle misure di salvaguardia. Alla Regione Puglia viene sollecitata la revoca dello screening ambientale e un'ispezione da parte del Servizio Commercio per ricalcolare la superficie complessiva di vendita. Ad ARPA e Provincia di Lecce si richiede un monitoraggio urgente del carico antropico e dell'inquinamento della zona. I promotori dell'iniziativa concludono con un avviso chiaro: in mancanza di un rapido riscontro o di un ripensamento da parte dell'Amministrazione, la vertenza si sposterà nelle aule del TAR Puglia e della Magistratura.