Il futuro di Nardò secondo Giancarlo Marinaci: «Servono visione e coraggio»

Dopo il significativo risultato ottenuto alle ultime elezioni regionali, abbiamo incontrato il consulente sindacale Giancarlo Marinaci per parlare del delicato momento politico, e approfondire i temi che intende portare al centro della sua azione politica. Dalle prospettive di sviluppo per Nardò e il Salento alle priorità su sanità, lavoro e infrastrutture, fino alle sfide che attendono il territorio e alla visione del futuro della città, ne emerge un confronto sui principali nodi della politica locale e regionale.
 
D.: Il risultato ottenuto alle ultime elezioni regionali è stato particolarmente significativo. A cosa attribuisce questo consenso?
R.: È stato un risultato che ha sorpreso molti, ma non me. È nato dal rapporto costruito negli anni con i cittadini e dalla credibilità di un impegno portato avanti senza apparati, senza sponsor politici e senza grandi mezzi. Gli elettori hanno premiato la coerenza, la libertà e la determinazione di chi ha scelto di parlare dei problemi reali, senza promesse irrealizzabili.
 
D.: Quali sono le priorità che intende portare avanti nei prossimi mesi?
R.: Nardò ha bisogno di voltare pagina. Dopo dieci anni di propaganda è arrivato il momento della programmazione, della trasparenza e della buona amministrazione. Voglio contribuire a costruire una nuova stagione politica fondata sul merito, sulla partecipazione e sul rispetto delle istituzioni. La città merita una classe dirigente capace di guardare oltre il consenso immediato e di progettare il futuro.
 
D.: Nardò e il Salento chiedono da tempo maggiore attenzione su infrastrutture, sanità e lavoro. Da dove bisognerebbe partire?
R.: Bisogna ripartire dalle persone. La crisi abitativa è diventata un'emergenza sociale e non è più tollerabile che venga ignorata. Garantire il diritto alla casa significa difendere la dignità delle famiglie e offrire ai giovani la possibilità di costruire il proprio futuro. Allo stesso tempo occorre restituire al territorio una sanità efficiente. È impensabile che il secondo centro della provincia sia ancora privo di un Pronto Soccorso o di un punto di primo intervento realmente funzionante. Su
questo non possono più esserci rinvii.
 
D.: Molti osservatori vedono in lei un possibile candidato alle prossime elezioni politiche. È un'ipotesi concreta o oggi pensa esclusivamente ad altri ruoli?
R.: Non inseguo incarichi né coltivo ambizioni personali. Se dovesse nascere un progetto serio, credibile e utile al territorio, sarò pronto a fare la mia parte. La politica è servizio, non ricerca di posizioni. Le candidature vengono dopo i contenuti e dopo la costruzione di un progetto condiviso.
 
D.: Se potesse scegliere una sola battaglia da portare avanti per il territorio salentino, quale sarebbe?
R.: Restituire a Nardò una visione di sviluppo. In dieci anni sono state sprecate occasioni irripetibili, nonostante le risorse straordinarie del PNRR. Il Piano Urbanistico Generale e un moderno porto turistico non sono semplici opere pubbliche, ma strumenti per creare occupazione, attrarre investimenti e rilanciare l'economia. Invece abbiamo assistito a una politica fatta di interventi estemporanei: parcheggi senza auto e piste ciclabili senza ciclisti sono l'emblema di una
stagione amministrativa priva di una strategia complessiva.
 
D.: In questi mesi ha raccolto molte preferenze personali. Quanto conta oggi il rapporto diretto con gli elettori rispetto al peso dei partiti?
R.: Conta tutto. La fiducia dei cittadini è l'unica vera legittimazione della politica. Per questo considero indispensabile il ritorno alle preferenze: non è accettabile che siano le segreterie a scegliere chi rappresenta i cittadini. Restituire agli elettori il diritto di decidere significa rafforzare la democrazia e responsabilizzare chi viene eletto. 
 
D.: Il confronto politico è spesso molto acceso. C'è spazio per collaborare con gli avversari quando si tratta degli interessi del territorio?
R.: Sempre. Le campagne elettorali finiscono il giorno del voto. Da quel momento esiste un solo interesse che conta: quello della comunità. Collaborerò con chiunque sia disposto a lavorare con serietà e competenza per Nardò, senza pregiudizi e senza bandiere.
 
D.: Qual è, secondo lei, il principale problema che i giovani di Nardò e del Salento si trovano ad affrontare e quali risposte può dare la politica?
R.: Il problema più grande è l'assenza di prospettive. Troppi giovani sono costretti a partire perché qui non trovano opportunità. È il fallimento più grave della politica degli ultimi anni. Dobbiamo creare lavoro qualificato, sostenere le imprese, investire nell'innovazione, nella formazione e nell'accesso alla casa. Un territorio che perde i propri giovani perde anche il proprio futuro.
 
D.: Quale ritiene sia stato l'errore più grande commesso dalla politica regionale negli ultimi anni e cosa farebbe diversamente?
R.: Aver progressivamente smantellato la sanità di prossimità. Interi territori sono stati privati di servizi essenziali, costringendo i cittadini a continui disagi e a lunghi spostamenti anche per prestazioni urgenti. La salute non può essere subordinata ai bilanci: va garantita attraverso investimenti, organizzazione e una presenza capillare dei servizi sul territorio.
 
D.: Tra cinque anni, quale risultato vorrebbe che i cittadini ricordassero come il segno concreto del suo impegno politico?
R.: Vorrei che i cittadini potessero dire che Nardò è tornata ad essere una città ordinata, pulita, sicura e rispettata. Una città che ha recuperato dignità istituzionale, capacità di programmare e fiducia nel futuro. L'obiettivo non è amministrare l'esistente, ma costruire le condizioni perché le nuove generazioni possano scegliere di vivere e investire qui.
 
D.: Mi traccia il profilo del suo candidato sindaco ideale.
R.: Il sindaco che immagino deve essere una figura nuova, competente e moralmente irreprensibile. Deve essere libero dalle logiche di potere che hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni, capace di unire una comunità troppo spesso divisa e di circondarsi delle migliori energie della città. Nardò non ha bisogno dell'ennesimo uomo solo al comando, ma di una guida autorevole, trasparente e coraggiosa, che governi con visione, ascolto e senso delle istituzioni.
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