La solitudine del giovane Werther: "Vi racconto le originali smanie per la candidatura del sindaco di destra che votò per il centrosinistra"

Misera fine di un gradasso in declino è la definizione del percorso di Mellone in questo frangente di formazione delle liste per le elezioni regionali in Puglia.
Lo strisciare, poco dignitoso, per elemosinare un posto in lista tra le formazioni della coalizione di centrodestra indica una pericolosa incapacità di giudizio e valutazione sia in Mellone che nel “trust” di cervelloni che lo circondano. 


Innanzitutto si dimenticano gli insulti reiterati e i continui attacchi riservati agli esponenti del centrodestra per anni e anni qualificando quell'area e i suoi componenti come plurifalliti, incapaci, inconcludenti, vecchi, antichi, superati, inetti a comprendere le evoluzioni della società italiana. Campagne condotte da Mellone in prima persona (coloro che lo circondando erano emeriti sconosciuti e per molti versi tali sono rimasti).

Attacchi rivolti, nel personale, a molti che sono a vertici molto alti del centrodestra e a parecchi di quelli che oggi sono rappresentati negli enti locali regionali. Non è bastato fingersi mosca cocchiera nel ripescaggio fortunoso della Poli a sindaco di Lecce (rimangiandosi attacchi durissimi anche nei confronti della stessa prima cittadina leccese) sperando di trovarla alleata nel progettare le ambiziose mire melloniane. Ma donna Adriana ha oggi, al contrario dei tempi passati, raggio di azione limitato. Oltre, per usare l'avverbio che Mellone ha scopiazzato, a questo comportamento oltraggioso a Mellone c'è da mettere in conto gli inciuci col centrosinistra che non sono stati solo dichiarazioni di amorosi sensi ma pesanti comportamenti che hanno influito sulla guida di importanti istituzioni.

Agli immemori bisogna ricordare il clamoroso voltafaccia nella elezione del successore di Antonio Gabellone alla presidenza della Provincia di Lecce; la sera prima del giorno della votazione Mellone lascia la riunione dei vertici del centrodestra dichiarandosi pronto a votare come presidente Gianni Marra sindaco di Squinzano. La mattina dopo alle elezioni porta il pacchetto di voti di Nardò a preferire Stefano Minerva, sindaco di Gallipoli e candidato di tutta la sinistra. Un voltafaccia clamoroso che consente al PD e ai suoi accoliti di instaurare un dominio sulla provincia di Lecce che dura ancora oggi, da ben otto anni. 

Con queste credenziali solo un folle potrebbe pretendere di essere nelle grazie dei vertici della Destra, quella autentica non quella dei voltagabbana, che hanno buona memoria e che hanno anche buoni suggeritori che suppliscono efficacemente a vuoti momentanei. Con questi precedenti si comprende bene la continua ricerca di un'elemosina che consenta di tentare il raggiungimento di un seggio in Consiglio Regionale per incassare una sostanziosa indennità mensile, svariando tra Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega per finire ai piedi dell'inesistente Noi Moderati che da sempre ha, a livello nazionale, percentuali da prefisso telefonico ed è inesistente in Puglia. Una figura meschina che denota, però, l'unico interesse di Mellone a perseguire i propri interessi personali unico suo vero obiettivo aldilà delle vuote affermazioni di difendere il territorio e la popolazione.

Werther Messapo

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