Le elezioni regionali che si svolgeranno a Novembre rappresenteranno, soprattutto per il centrosinistra, il banco di prova che testimonierà se la stagione del “contaminarsi con tutti pur di vincere” che tanti danni ha prodotto al tessuto socioeconomico pugliese è finita o se il “sistema Emiliano” continuerà a governare sotto mentite spoglie.
La sceneggiata delle ultime settimane non lascia ben sperare. E’ noto a tutti che il centrosinistra aveva scelto come candidato alla Presidenza della Regione l’europarlamentare PD Antonio Decaro. L’on. Decaro aveva accettato l’incarico a condizione che Emiliano, attuale Presidente della Regione del PD, e Vendola, leader di AVS ed ex Presidente della Regione, non fossero candidati. Il dibattito che si è sviluppato sulla richiesta di Decaro ha avuto momenti surreali e mortificato la Politica. In un periodo nel quale una crisi globale investe il pianeta, con un genocidio, quello del popolo palestinese, in atto e guerre che determinano quotidianamente migliaia di morti, con una regione nella quale la sanità pubblica è allo stremo e i comparti produttivi in condizioni disastrose il problema per il PD, per Decaro era: Emiliano si, Emiliano no; Vendola si, Vendola no.
Una sceneggiata risoltasi con l’esclusione di Emiliano e la candidatura di Vendola come era giusto che fosse. Una sceneggiata che si sarebbe potuta evitare se solo i vertici nazionali e regionali del PD fossero stati all’altezza dei loro ruoli. Emiliano ha governato la regione in modo pessimo, la sua amministrazione è stata investita da ripetuti scandali che hanno visto coinvolti assessori e funzionari fedelissimi a Emiliano, ultimo Delli Noci. Per questi motivi il PD avrebbe da subito dovuto porre il veto alla candidatura in lista di Emiliano. Non sappiamo se e quali accordi siano stati fatti. Certo è che Emiliano è uno di quei politici che non volendo e non potendo permettersi di scomparire dalla scena trattiene i propri strepiti e lascia ai suoi pasdaran il compito di “Avvelenare” il dibattito. Le dichiarazioni dell’on. Stefanazzi, fedelissimo di Emiliano ed eletto deputato con il PD, non lasciano dubbi. Sono un avvertimento a Decaro e al PD. Stefanazzi dice che Decaro “avrebbe rotto il patto” e paventa una debacle per il PD. Ovviamente non rivela quale “patto” sia stato rotto e chi fossero i contraenti. Sarebbe opportuno che Domenica a Nardò dove si svolge la festa provinciale del PD ed è di scena proprio Stefanazzi qualcuno dei piddini che discuteranno con lui abbia la dignità di chiedere conto delle pesanti parole pronunciate. Non dimenticando che Stefanazzi è stato uno dei registi e autori dell’ascesa del sindaco di CasaPound a Nardò umiliando proprio quelli che con lui si confronteranno. Di “tradimenti” se ne intende...
Sempre che qualcuno del PD conosca il significato della parola dignità. L’on. Decaro è il candidato del centrosinistra. Un compito non facile. Ha il dovere di promuovere e recuperare la speranza in un nuovo futuro per la nostra comunità. Compito che non si realizza, come dice in una interessante intervista Michele Laforgia, cambiando solo le persone ma cambiando le cose che non vanno. Traspare, al momento, la convinzione che si possa lavorare con passione per “Un nuovo progetto politico per la Regione”, si dovrà aspettare per capire se ciò avverrà realmente dal programma di governo e dalle persone che saranno chiamate a realizzarlo. Dalla sceneggiata del CSX allo psicodramma del CDX che non ha ancora identificato il competitor di Decaro.
Un CDX allo sbando che sembra sia convinto di perdere e voglia limitare la sconfitta. I nomi papabili: D’Attis, Gemmato, Annese. Sicuramente non il sindaco di Nardò, Mellone. La pantomima messa in atto da Mellone e il suo cerchio magico non solo non ha sortito gli effetti sperati ma si sta rivelando un boomerang in negativo. La sua autocandidatura alla Presidenza della Regione per il CDX, pubblicizzata abilmente dal cerchio magico sui giornali e dal ventre eruttante dei social con demente opinionismo d’accatto, serviva a cercare di far uscire dall’angolo nel quale era stato confinato Mellone per riportarlo al centro della scena politica e trovare un partito o movimento che lo candidasse.
Non bisogna credere alle prefiche mediatiche, drappelli di militanti reazionari e/o mercenari prezzolati. Il sindaco di Nardò non solo non ha alcuna possibilità di essere il candidato Presidente della Regione per il CDX, ma ha enormi difficoltà a essere candidato all’elezione a consigliere. I motivi: Mellone al di fuori della provincia di Lecce è sconosciuto o meglio se è conosciuto lo è come sostenitore di Emiliano; il suo bacino elettorale si è considerevolmente ridotto a causa delle prese di distanze di grandi elettori neretini; in provincia sono in tanti da Galatina a Lecce ad averne preso le distanze; la sua inaffidabilità è arcinota; le inchieste che, al momento la Procura della Repubblica di Lecce grazie anche ai silenzi dell’opposizione, sistematicamente “insabbia” potrebbero ricevere nuovi impulsi e creare problemi; il movimentismo narciso degli ultimi mesi ha infastidito e non poco i vertici regionali del CDX.
Staremo a vedere, il tempo passa in fretta. Il CSX salvo cataclismi e/o tradimenti dovrebbe vincere. Decaro il futuro Presidente della Regione Puglia. Molti dei consiglieri regionali che verranno eletti, se vincerà il CSX, saranno persone che hanno vissuto la stagione di Emiliano e non hanno avuto il coraggio di prenderne in modo deciso e netto le distanze. Il compito di Decaro sarà arduo, ma quando si è costretti ad alzarsi si evidenzia la propria personalità, il proprio carattere. E’ il momento nel quale le vere persone si distinguono dagli ominicchi e dai quaquaraqua. Si capirà chi è un vero leader. E’ un punto di non ritorno per il CSX che richiede seria e approfondita riflessione. Ne va del futuro della Puglia, del nostro futuro.
Lucio Tarricone