La dott.ssa Antonella Vergari svolge la professione medica da quasi trent’anni. Un lavoro sicuramente impegnativo."Ogni settimana incontro centinaia di persone. Mi confronto con i loro problemi di salute e ascolto le loro difficoltà quotidiane". "Avverto in molti il forte desiderio di una città giusta, vivibile, libera dai condizionamenti della politica. Negli ultimi anni i servizi per la salute hanno subìto un drastico e feroce ridimensionamento che viene pagato soprattutto dalle fasce più deboli della popolazione. Sempre più persone non hanno i mezzi per curarsi. E la politica cittadina non è stata in grado di trovare risposte adeguate. Sono stati i cittadini, i medici, a riportare l'attenzione su questa grave carenza. Quanto vale una rotatoria o una pista ciclabile se poi i cittadini non riescono ad usufruire di cure essenziali e di prestazioni urgenti? Come si fa a non percepire il drammatico vuoto che circonda tante solitudini, a partire dagli anziani e dai meno abbienti? Prima la salute, quindi. Che si lega fortemente all’ambiente e al benessere della comunità".
- Dott.Vergari, cosa l'ha spinta a candidarsi a sindaco di Nardò in questo momento?
- Tengo a precisare che non ho deciso di candidarmi per ambizione o per aspirazione personale. Ho accolto le diverse sollecitazioni di amici, cittadine e cittadini che condividono con me la volontà di dare un contributo alla città. Qualche mese fa, insieme a un gruppo di amiche, ho dato vita a un’associazione di promozione sociale, per creare uno spazio di ascolto e partecipazione. Al momento non c’è ancora una data certa per le elezioni, e c’è un’amministrazione ancora in carica. Sto affrontando questa fase con rispetto e discrezione, cercando di capire se davvero posso rendermi utile alla comunità.
- Lei ha citato Papa Francesco parlando di “vocazione di servizio” e “amicizia sociale”. Che significato hanno per lei questi concetti in ambito politico?
Quando parlo di “Vocazione di servizio” penso alla politica che si prende cura della comunità con impegno concreto, senza protagonismi. “Amicizia sociale” significa per me creare legami che uniscono, soprattutto persone con idee diverse, per il bene comune.
- Quanto ha inciso il suo lavoro in questa scelta?
Il mio lavoro di medico ha inciso molto: stare ogni giorno a contatto con le persone, ascoltare i loro problemi e le loro fragilità, mi ha fatto capire quanto ci sia bisogno di vicinanza, concretezza e responsabilità anche nella politica.
- Nella sua lettera aperta scrive che “Non basta lamentarsi”. Quali sono, secondo lei, gli errori principali della politica locale degli ultimi anni?
Non entro nel merito del lavoro svolto, che rispetto, perché so quanto sia complesso amministrare. Credo però che negli ultimi anni sia mancata una visione d’insieme, capace di dare coerenza e continuità ai progetti per il territorio. Sono stati intercettati finanziamenti importanti, ma spesso senza un progetto organico che mettesse al centro i bisogni reali della comunità. Più che puntare il dito, oggi sento l’urgenza di ricostruire fiducia tra cittadini e istituzioni, a partire dalle cose concrete.
- La sanità è al centro del suo impegno: quali interventi ritiene più urgenti per garantire cure accessibili a tutti?
Uno dei problemi più urgenti è il progressivo indebolimento dei servizi territoriali. Dopo la chiusura dell’ospedale, ci saremmo aspettati un potenziamento concreto della sanità di prossimità: ambulatori specialistici, diagnostica di base, assistenza domiciliare, presa in carico delle fragilità. Invece molti cittadini si trovano costretti a spostarsi altrove anche per prestazioni essenziali e sempre più spesso sono costretti a pagare le cure. Per me garantire una sanità accessibile vuol dire ricostruire una rete territoriale efficace, vicina alle persone e capace di dare risposte tempestive ai bisogni quotidiani di salute.
- Ha parlato del “vuoto che circonda tante solitudini”, in particolare anziani e adolescenti. Come pensa di affrontare questo problema?
Credo che il primo passo sia riconoscere queste solitudini e non lasciarle ai margini. Gli anziani rappresentano una risorsa preziosa e spesso si sentono dimenticati. Non servono grandi promesse, ma piccole azioni concrete. Mi piacerebbe investire in centri di aggregazione dove favorire la socializzazione, attività culturali, motorie o semplicemente luoghi dove scambiare due chiacchiere o fare una partita a carte.
Anche per stare accanto agli adolescenti servono luoghi e occasioni reali di incontro. Ad esempio spazi comunali, aperti tutto l’anno, dove poter coinvolgere i giovani in attività culturali, laboratori, musica o semplicemente farli stare insieme in un ambiente sicuro. Bisogna potenziare lo sport e renderlo accessibile a tutti, anche con agevolazioni per le famiglie meno abbienti. Sarebbe utile attivare anche percorsi di orientamento, magari coinvolgendo insegnanti in pensione o volontari. Penso ad interventi semplici ma fondamentali per non lasciarli soli, ma aiutarli a crescere con valori e responsabilità .
- Ritiene che l’attuale amministrazione abbia trascurato temi come la salute pubblica e l’ambiente?
Credo che su salute pubblica e ambiente si potesse fare di più, ma ora non serve soffermarsi su ciò che non è stato fatto. Oggi la priorità è guardare avanti e capire come riportare al centro temi fondamentali come questi.
- A che punto è secondo lei la situazione della discarica di Castellino? E cosa farebbe nel post gestione?
La chiusura della discarica di Castellino è stata un passaggio importante, ma resta aperta una questione che riguarda tutti: la definitiva messa in sicurezza del sito, la cosiddetta post-gestione. È un tema che tocca la salute pubblica, la tutela ambientale e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Credo sia doveroso, per chiunque si candidi a guidare la città, affrontare con serietà e trasparenza questa situazione, sollecitando gli enti competenti e pretendendo tempi certi e interventi adeguati.
- Sul tema dei reflui fognari a Torre Inserraglio, cosa è mancato fino a oggi e cosa propone di fare?
A Torre Inserraglio i reflui fognari provenienti dall’impianto di depurazione scaricano direttamente a ridosso della scogliera. La situazione negli ultimi anni è decisamente peggiorata perché è aumentato il numero dei comuni collegati all’impianto. Regione, Comune e Acquedotto Pugliese dovrebbero passare dalle parole ai fatti. Le soluzioni possono essere diverse, ma non è accettabile che tutto ristagni. Sono i cittadini di Nardò a pagare il prezzo più alto.
- Ha parlato di una città “Vivibile e libera dai condizionamenti della politica”. A cosa si riferisce?
Mi riferisco al desiderio di una città in cui le decisioni siano prese nell’interesse della comunità, senza logiche di appartenenza o equilibri da mantenere. Una città vivibile è quella in cui i servizi funzionano, gli spazi pubblici sono curati e tutti si sentono ascoltati, indipendentemente da chi rappresentano o da che parte stanno.
- Gli impianti sportivi e le strutture per i giovani sembrano essere fermi da decenni. Come pensa di riattivarli?
Gli impianti sportivi e gli spazi per i giovani sono fondamentali per educare, unire e far crescere bene le nuove generazioni. È ora di rimetterli in funzione, ascoltando chi li vive ogni giorno: società sportive, famiglie, ragazzi. Serve manutenzione, ma anche progettazione partecipata e attività continue. Riattivarli
vuol dire investire nel futuro della comunità.
- Il centro storico e il commercio locale sono stati penalizzati negli ultimi anni? Come intende intervenire per rivitalizzarli?
Credo che per rivitalizzare davvero il centro storico e sostenere il commercio locale servano interventi concreti ma anche una visione chiara. Prima di tutto è fondamentale restituire al centro sicurezza e decoro: più illuminazione, più presenza delle forze dell’ordine e una manutenzione costante degli spazi pubblici.
Bisogna pensare a incentivi per chi decide di investire, come sgravi fiscali o agevolazioni per l’apertura di nuove attività, soprattutto artigianali e legate alla tradizione locale, come già fatto, con ottimi risultati, dall’amministrazione Risi. Un altro punto chiave è riportare vita e movimento con un calendario di eventi culturali, mercatini e iniziative capaci di coinvolgere cittadini e turisti tutto l’anno. Il centro storico dovrebbe essere il cuore vivo della città, e invece negli ultimi anni è apparso spesso trascurato, poco sicuro e poco valorizzato.
- Il tema del turismo compare nel suo appello. Che tipo di modello turistico ha in mente per Nardò?
Nardò ha un grande potenziale, ma oggi vive quasi solo di turismo estivo legato alle marine. Serve un modello più ampio, sostenibile e distribuito nel tempo e nello spazio. Come ho detto, dare nuovo lustro al centro storico, all’entroterra, alla cultura, alla nostra tradizione enogastronomica e all’accoglienza può
aiutare a destagionalizzare e creare opportunità di lavoro stabile per tutto l’anno.
- Come definirebbe la sua proposta politica: civica, trasversale o vicina a un’area specifica?
La mia proposta nasce in un’area civica, ma non è chiusa ai partiti. Credo che per costruire un progetto solido e credibile serva dialogare con sensibilità diverse, ascoltare più voci e coinvolgere chi vuole davvero contribuire al bene della città. È questo, secondo me, il modo più serio per provare a vincere e governare
con responsabilità.
- Pensa che l’assenza di simboli di partito possa rappresentare un limite o un punto di forza?
Dipende da come si vive la politica. Io sono una cittadina prestata alla politica, guardo più alle persone che alle etichette e mi piace dare la preferenza ai contenuti. Non è il simbolo in sé a fare la differenza, quanto il senso di responsabilità e il legame con la comunità.
- Ha già avviato un dialogo con altre forze civiche o politiche del territorio?
Sì, ho iniziato a confrontarmi con diverse realtà civiche e politiche del territorio. È un dialogo ancora in corso, fatto di ascolto e rispetto. Credo che se vogliamo costruire qualcosa di solido, dobbiamo partire da ciò che ci unisce, non da ciò che ci divide.
-Come valuta la possibile candidatura di Maria Grazia Sodero e quella già annunciata di Gianpiero Lupo?
Rispetto chi sceglie di mettersi a disposizione della città, è un impegno importante. Io sono concentrata sul mio percorso, con una proposta libera da logiche politiche, basata su ascolto e vicinanza alle persone. Credo che saranno i cittadini a decidere chi rappresenta davvero i loro bisogni.
- Quale sarà, secondo lei, il principale terreno di confronto nella prossima campagna elettorale?
Credo che il confronto si concentrerà soprattutto sulla visione di città che ognuno di noi saprà offrire, tenendo conto delle esigenze concrete delle persone: lavoro, servizi, salute e qualità della vita. È importante ascoltare davvero la comunità per costruire insieme risposte efficaci.
- Ha parlato di “sensibilità femminile” come risorsa politica. In cosa si traduce questa idea nell’amministrazione di una città?
La sensibilità femminile è ascolto, attenzione ai dettagli e cura. Non si tratta di “Politica al femminile” in contrapposizione a qualcosa ma semplicemente di uno sguardo diverso, più empatico e capace di unire esigenze diverse. Si traduce in un’amministrazione che si prende cura davvero di anziani soli, mamme, giovani e delle piccole cose che migliorano la vita quotidiana. Vuol dire tenacia, praticità e spirito di servizio, qualità che appartengono a tutte le donne. Una città guidata da questa sensibilità è inclusiva, accogliente e in grado di creare armonia, un bisogno oggi più che mai sentito.
- Se fosse eletta, quale sarebbe il primo atto concreto della sua amministrazione?
Al momento non ho ancora definito il primo atto concreto perché, come ho già detto, siamo ancora lontani dalle elezioni e credo sia prematuro nel fissare subito un programma. Per me è importante prendersi il tempo necessario per ascoltare la comunità e capire davvero quali sono le priorità, prima di prendere decisioni concrete. Vorrei partire dai bisogni reali, non da scrivanie isolate. Serve una mappa aggiornata delle priorità della città, costruita con chi la vive ogni giorno.
Di sicuro interverrei subito su ciò che può sembrare “piccolo”, ma che incide profondamente sulla qualità della vita: pulizia, manutenzione urbana, decoro, sicurezza nei luoghi pubblici. Perché una città curata comunica rispetto, dignità e presenza.