In Puglia l’accoglienza è diventata un brand. E come ogni brand che si rispetti, funziona perfettamente sul piano estetico e promozionale, molto meno su quello etico.
Sotto i riflettori ci sono le masserie ristrutturate, i resort di charme, le dimore storiche trasformate in boutique hotel: cartoline impeccabili di un Sud che sembra aver finalmente trovato la sua vocazione imprenditoriale e turistica. Gli ombrelloni e i lettini sono intoccabili e le persone conoscono il sapore del conto che per una cena è più salato del mare.
A finanziare questa metamorfosi c’è il Mini Pia Turismo 2024: uno strumento di incentivo pubblico che consente a imprenditori grandi e piccoli di ricevere fino al 60% a fondo perduto su investimenti che vanno da 30 mila a 5 milioni di euro. Denaro pubblico che alimenta un settore sempre più redditizio e mediaticamente seducente. Si chiama sviluppo, competitività, attrazione di capitali. Le istituzioni celebrano i numeri record di presenze, il posizionamento nei mercati internazionali, l'effetto moltiplicatore sull’indotto.
Eppure, a poche decine di chilometri dalle piscine a sfioro e dalle colazioni gourmet con vista sul tramonto adriatico, c’è un’altra Puglia che racconta una storia radicalmente diversa. È quella dei braccianti agricoli che ogni estate arrivano a Nardò, a Boncuri, per lavorare nei campi del Salento sotto un sole impietoso. Migranti regolari, impiegati legalmente nelle campagne, che da anni vivono una condizione di precarietà occupazionale e sociale ben documentata. Non è un mistero che, come ha ripetutamente raccontato la cronaca, i compensi che percepiscono restano ampiamente al di sotto della soglia di povertà.
Proprio a Boncuri, la Regione Puglia aveva dato vita anni fa a una foresteria pubblica, pensata per garantire condizioni dignitose di accoglienza ai lavoratori stagionali, evitando fenomeni di ghettizzazione e insediamenti abusivi. Un progetto che, nelle intenzioni originarie, doveva rappresentare un esempio di buon governo del lavoro agricolo stagionale.
Oggi, però, la narrazione si incrina. A causa di ristrettezze di bilancio e difficoltà di copertura finanziaria, la Regione non riesce più a sostenere interamente i costi della struttura. Così, nella bozza dell’accordo regionale, la soluzione individuata è semplice e brutale: i braccianti stessi dovranno pagare un contributo di 2 euro al giorno per poter dormire nelle brandine della foresteria. In parallelo, le aziende agricole saranno tenute a versare un contributo mensile di 100 euro per ogni lavoratore impiegato.
Il paradosso è evidente. Da un lato, l’amministrazione regionale eroga milioni di euro a fondo perduto per incentivare investimenti nel comparto turistico-alberghiero di fascia alta; dall’altro lato, chiede un contributo giornaliero a lavoratori che percepiscono salari già drammaticamente bassi. Le stesse istituzioni che rivendicano, a parole, l’impegno per l’inclusione sociale e la tutela dei più vulnerabili finiscono per scaricare il costo dell’accoglienza proprio su chi avrebbe maggiore bisogno di protezione.
Non si può non notare l’evidente contraddizione politica. È il centrosinistra pugliese a gestire queste scelte: una forza che tradizionalmente si richiama ai valori della solidarietà, dei diritti dei lavoratori, della giustizia sociale. Eppure, in questa vicenda, sembra adottare logiche più vicine a un liberismo pragmatico: premiare chi investe e produce PIL; responsabilizzare economicamente i lavoratori più deboli, persino nel diritto elementare all'alloggio.
Così la Puglia continua a crescere a due velocità. Da una parte il volto patinato, quello dei villaggi turistici dove il turista nordeuropeo può assaporare la bellezza del Sud in pieno comfort. Dall'altra parte, il volto meno spendibile in brochure e campagne social: quello dei braccianti che non solo raccolgono i pomodori, ma ora si pagano anche il letto su cui riposare.
Un modello di sviluppo che, se non altro, mostra una coerenza tutta sua: redistribuire le risorse verso l’alto e far gravare il peso sui soliti noti. Basta chiamarlo "sostenibilità" o "innovazione sociale" per renderlo politicamente presentabile. E se poi qualcuno protesta, si ricorda che l’accoglienza ha un costo.
Del resto, come sempre accade, l’importante è che il turista non veda.
Marco Marinaci