“Notturno Interiore”: al Teatro Apollo di Lecce il viaggio coreografico nell’anima firmato Fredy Franzutti

“Notturno Interiore” si configura come una raffinata esplorazione dell’anima, una coreografia ideata da Fredy Franzutti che si nutre delle intime risonanze musicali

di Fryderyk Chopin e delle visioni perturbanti della pittura surrealista.

In questo lavoro, la danza diviene linguaggio dell’invisibile, capace di dare corpo ai pensieri notturni, sospesi tra luce e oscurità, e di tradurre in gesto le più profonde

vibrazioni emotive. Il Balletto del Sud presenta in prima assoluta, domenica 10 maggio alle ore 19.00 presso il Teatro Apollo di Lecce, “Notturno Interiore, variazioni per

corpi in ombra”: un’opera che si offre come invito all’ascolto di sé, nel raccoglimento più autentico. Concepito in chiave contemporanea, lo spettacolo si sviluppa come

un viaggio emozionale di intensa profondità, un’immersione nei territori più segreti della sensibilità umana. Al centro, la figura di Chopin, la cui esistenza e produzione

artistica vengono rielaborate in una sintesi poetica capace di restituirne la visionarietà, la fragilità percettiva e l’universo interiore, intriso di chiaroscuri.

L’esperienza biografica dell’esilio dalla Polonia si trasfigura in metafora universale dello sradicamento: non più semplice evento storico, ma condizione esistenziale assoluta.

La nostalgia si fa forza attiva, vibrazione incessante che disgrega e ridefinisce l’identità, lasciando l’individuo sospeso tra il desiderio di appartenenza e il trauma della perdita.

Ogni nota diviene così eco lontana, memoria viva di una patria interiore. Il rapporto con George Sand emerge in tutta la sua complessità, reinterpretato attraverso una lente

che ne esalta le tensioni psicologiche ed estetiche. Sulla scena, tale relazione si traduce in un dialogo coreografico intenso, dove la dolcezza dell’intimità si intreccia al conflitto,

restituendo la dialettica tra impulso creativo e bisogno di solitudine: una dinamica che risuona profondamente anche nella contemporaneità. Pur attraversato da una sottile

inquietudine, il tessuto coreografico si mantiene su un registro misurato, quasi sussurrato, scegliendo l’essenzialità al posto del clamore. La musica di Chopin si rivela così

uno specchio emotivo, capace di riflettere l’interiorità dello spettatore e di annullare ogni distanza temporale, rendendo il vissuto del compositore sorprendentemente vicino

al sentire odierno. A completare la cifra stilistica dell’opera, l’evocazione visiva dell’universo di Zdzisław Beksiński: scenari sospesi tra sogno e incubo, dove il reale si dissolve

in visioni distopiche di straordinaria potenza. Questo dialogo tra arti amplifica la tensione poetica dello spettacolo, generando un equilibrio sottile tra inquietudine e bellezza.

La danza si dispiega sulle architetture sonore di Notturni, Preludi, Studi e Valzer, compiendo una trasfigurazione della musica in forma visibile e tangibile.

Il percorso drammaturgico, che prende avvio dall’eredità evocativa di “Les Sylphides”, evolve verso una sensibilità contemporanea capace di incarnare il tumulto dei sentimenti.

Amore, solitudine e memoria cessano così di essere astrazioni per farsi presenza viva, corpi che abitano la scena e rivelano ciò che, pur restando invisibile allo sguardo,

continua a vibrare nel profondo dell’animo umano.  

 

 
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