Nardò, 102 mila euro per tenere aperta l'ex Pretura. l'affidamento diretto che solleva più di qualche interrogativo

Due anni di gestione per 3.500 euro al mese, oltre IVA. Il Comune affida il servizio all'Associazione Dimore Storiche Neretine: otto ore al giorno di apertura, sei giorni alla settimana. Ma il costo dell'operazione e le modalità della scelta meritano una riflessione.

 

A Nardò, quando si tratta di affidare servizi e impegnare risorse pubbliche, sarebbe auspicabile che trasparenza, convenienza economica e interesse collettivo rappresentassero criteri imprescindibili. Non sempre, però, le decisioni amministrative riescono a dissipare i dubbi.

È il caso dell'affidamento diretto disposto dal Comune in favore dell'Associazione Dimore Storiche Neretine per la gestione di un immobile comunale. Un incarico della durata di due anni, "L'operatore economico ha trasmesso, tramite la piattaforma telematica Tuttogare, la propria proposta, offrendo un corrispettivo mensile di € 3.500,00, oltre IVA, e un corrispettivo complessivo per 24 mesi di € 84.000,00, oltre IVA".

"Il Comune di Nardò ha formulato gli indirizzi per la gestione dell'Ex Palazzo del Governo, sito in Piazza Salandra, recentemente restaurato e destinato allo svolgimento di attività culturali, alla promozione delle eccellenze locali, all'organizzazione di mostre e incontri, al coworking e a ulteriori iniziative compatibili con la destinazione dell'immobile". 

Una cifra tutt'altro che trascurabile, soprattutto se rapportata alle prestazioni previste. L'associazione dovrà garantire l'apertura dell'edificio per almeno otto ore al giorno, sei giorni alla settimana, secondo un calendario da concordare con l'Amministrazione comunale.

A questo si aggiungono l'apertura e la chiusura dell'immobile, la custodia, l'accoglienza dei visitatori, la gestione degli accessi, il coordinamento delle pulizie, il monitoraggio degli ambienti, la segnalazione delle necessità di manutenzione e il supporto organizzativo per matrimoni civili, eventi e iniziative culturali. Nella determina si legge che "Il servizio sarà ordinariamente assicurato mediante l'impiego medio di un addetto, ferma restando la responsabilità dell'affidatario di garantirne la continuità, le necessarie sostituzioni, le eventuali compresenze e l'impiego di personale aggiuntivo ogniqualvolta ciò si renda necessario in relazione a eventi, matrimoni civili, affluenza del pubblico, esigenze di sicurezza o situazioni di emergenza".

Non manca neppure la previsione di personale aggiuntivo in occasione di manifestazioni, matrimoni, particolari affluenze o situazioni di emergenza. Una clausola che, tuttavia, lascia aperta una questione tutt'altro che secondaria: con quali risorse e secondo quali modalità saranno garantite queste prestazioni supplementari?

IL NODO È IL RAPPORTO TRA COSTI E SERVIZI

Il punto non è mettere in discussione la necessità di garantire l'apertura e la fruibilità di un immobile pubblico. È evidente che un edificio comunale debba essere custodito, valorizzato e reso accessibile alla cittadinanza. Il problema è capire se la soluzione individuata sia davvero la più conveniente e adeguata per la collettività.

Centoduemila euro in due anni non sono una spesa marginale. Si tratta di oltre 122 mila euro IVA compresa, se si applica l'aliquota ordinaria del 22%. Una somma che avrebbe meritato, quanto meno, una spiegazione particolarmente dettagliata circa la sua congruità rispetto alle prestazioni richieste.

Quanto costa effettivamente il personale? Quante ore di lavoro saranno garantite? Come verranno contabilizzate le eventuali compresenze? Chi sosterrà i costi aggiuntivi in occasione di eventi e manifestazioni? Quali indicatori saranno utilizzati per verificare la qualità del servizio?

Sono domande legittime, soprattutto quando si utilizzano risorse pubbliche.

LA PROCEDURA E I TEMPI DELLA DECISIONE

L'affidamento diretto può essere uno strumento legittimo, ma la legittimità della procedura non esaurisce il dovere dell'Amministrazione di dimostrare che la scelta sia economicamente conveniente e rispondente all'interesse pubblico. Non basta poter affidare direttamente un servizio: occorre anche spiegare perché proprio quella soluzione, a quelle condizioni e a quel prezzo, rappresenti la migliore.

UN IMMOBILE DI GRANDE VALORE STORICO

Il vecchio Palazzo di Città è un immobile di grande valore storico, che con la sua facciata in stile tardo barocco contribuisce al fascino architettonico e scenografico di piazza Salandra. Fu edificato tra il 1588 e il 1612 per ospitare le autorità civili, fu ricostruito dopo il terremoto del 1743 e sino al 1934 ha ospitato gli uffici municipali. In seguito, ha ospitato invece la sezione distaccata del Tribunale di Lecce (ex pretura). Una decina di anni fa è stato avviato un intervento di ristrutturazione di una parte dell’immobile, che avrebbe dovuto essere utilizzata come sede di uffici di rappresentanza dell’amministrazione comunale.

IL PATRIMONIO PUBBLICO NON PUÒ DIVENTARE UNA SPESA SENZA UN RITORNO MISURABILE

La valorizzazione degli immobili comunali non può ridursi alla semplice apertura delle porte e alla presenza di qualcuno che ne gestisca gli accessi. Un bene storico o di interesse pubblico dovrebbe diventare un luogo vivo, capace di produrre cultura, attrarre visitatori, ospitare iniziative e restituire valore alla città.

Per questo, oltre alla custodia e all'accoglienza, sarebbe stato opportuno conoscere quali obiettivi di valorizzazione siano stati fissati, quali risultati ci si attenda e quali obblighi concreti siano stati assegnati al soggetto affidatario.

Il rischio, altrimenti, è quello di spendere una cifra importante per assicurare prevalentemente un servizio di apertura e sorveglianza, senza una strategia di gestione realmente ambiziosa.

I cittadini hanno diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi. E l'Amministrazione ha il dovere di dimostrare che ogni euro impegnato produca un beneficio proporzionato per la comunità.

A Nardò, dunque, la questione non è soltanto chi terrà aperto l'immobile. La vera questione è se 102 mila euro rappresentino una spesa giustificata, proporzionata e capace di generare un effettivo valore pubblico. Una risposta documentata sarebbe il minimo che la città merita.

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