Da Bruxelles a Nardò, il richiamo degli ulivi: la storia di Gerda e Morten, un’amicizia che mette radici nel Salento

Dal 2017 tornano ogni anno in contrada "La Grotta" per partecipare alla raccolta delle olive. Lei, dopo 31 anni come traduttrice per l’Unione Europea, è appena andata in pensione; lui è un ingegnere che lavora presso la Commissione Europea.

Dalla vita internazionale di Bruxelles alla quiete della campagna salentina, hanno trovato un appuntamento irrinunciabile. E un sogno da realizzare: una casa vista mare.

Ci sono luoghi che si visitano e altri che, lentamente, entrano nella vita fino a diventare parte dei propri affetti, delle proprie abitudini e persino dei progetti per il futuro. Per Gerda Nielsen e Morten Greve, coppia originaria della Danimarca, il Salento appartiene ormai a questa seconda categoria. Dal 2017, infatti, ogni anno tornano a Nardò per prendere parte alla raccolta delle olive in contrada La Grotta, nell’oliveto degli amici che li hanno avvicinati a una delle tradizioni più radicate del territorio.

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Un viaggio che li conduce lontano dalla quotidianità delle istituzioni europee, dai ritmi della capitale belga e dagli impegni professionali, per immergerli nella campagna salentina, tra alberi secolari, rami carichi di olive e giornate scandite dal lavoro manuale. Ma sarebbe riduttivo interpretare questa consuetudine come una semplice esperienza di turismo rurale. A muovere Gerda e Morten non è la curiosità del visitatore alla ricerca di un’attività insolita, bensì un legame umano che, nel tempo, si è trasformato in una tradizione irrinunciabile.

Il loro approdo a Nardò passa attraverso l’amicizia con il dottor Salvatore Parisi, odontoiatra, e con le persone che condividono con loro l’esperienza della raccolta. Di gran lena Salvatore, Stefania, Morten, Gerda, Augusta e Pasquale si rimboccano le maniche e armati di reti e scuotitori si portano sul campo. È proprio questo rapporto, nato lontano dalle logiche del turismo e consolidato negli anni, a rappresentare il cuore della loro storia.

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Gerda Nielsen ha trascorso 31 anni lavorando come traduttrice per l’Unione europea. Una lunga carriera in un ambiente internazionale, nel quale la conoscenza delle lingue e la capacità di mettere in comunicazione culture diverse costituiscono strumenti essenziali. Ne parla con naturalezza, raccontando di conoscere sette o otto lingue diverse. Da pochissimo è in pensione e, dopo una lunga permanenza a Bruxelles, si è trasferita da poco a Copenaghen.

Il compagno Morten Greve è invece un ingegnere e lavora presso la Commissione europea, nell’ambito delle attività legate allo sviluppo regionale, occupandosi di informatica. Due percorsi professionali differenti, accomunati da un’esperienza maturata in un contesto internazionale e da una quotidianità che, almeno per una parte dell’anno, lascia spazio a qualcosa di profondamente diverso.

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A Nardò, infatti, non ci sono scrivanie, riunioni o scadenze da rispettare, ma il lavoro concreto tra gli ulivi. Un’attività che richiede tempo, pazienza e partecipazione, restituendo in cambio la soddisfazione di contribuire direttamente a un prodotto che rappresenta l’identità agricola e culturale del Mediterraneo.

«Non è turismo agricolo, lo facciamo per amicizia», precisa Gerda, quando le si chiede che cosa li spinga a raggiungere il Salento per lavorare nell’oliveto. «Abbiamo degli amici cari qui, che hanno un piccolo oliveto. Nove anni fa abbiamo avuto l’idea di aiutarli a raccogliere le olive e da allora torniamo ogni anno».

In queste parole c’è l’essenza di un’esperienza che ha saputo trasformare un gesto semplice in un appuntamento fisso. La raccolta non è soltanto un’attività da svolgere, ma un’occasione per ritrovarsi, condividere la fatica e rafforzare un legame che il tempo, anziché indebolire, ha reso sempre più solido. È anche il piacere di sentirsi parte, almeno per qualche giorno, di una comunità e di una tradizione che appartengono alla storia più autentica del territorio.

In un’epoca in cui i viaggi sono spesso organizzati intorno a programmi serrati, attrazioni da visitare e fotografie da collezionare, la scelta di Gerda e Morten restituisce valore a una dimensione più essenziale: esserci, partecipare, dedicare il proprio tempo agli altri. Senza la necessità di trasformare ogni esperienza in una prestazione o in un ricordo da esibire.

E la fatica del lavoro nei campi, per loro, non rappresenta affatto un deterrente. Al contrario, è parte integrante del piacere di tornare.

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«È bellissimo. Il lavoro manuale ci piace moltissimo e il risultato finale è ottimo», racconta Gerda. La soddisfazione non si esaurisce nelle giornate trascorse a raccogliere le olive: trova il suo compimento nell’olio che ne deriva, nel vedere concretizzarsi il risultato di un impegno condiviso. Un prodotto che, soprattutto nel Salento, non è soltanto un alimento, ma è oro verde, il simbolo di una cultura agricola fatta di gesti tramandati, di paesaggi familiari e di un rapporto profondo con la terra.

Seguire il percorso che conduce dall’albero all’olio significa anche comprendere meglio il valore di ciò che spesso, nella quotidianità, si dà per scontato. Dietro ogni raccolto ci sono il lavoro, l’attesa e la cura; dietro ogni bottiglia, una stagione e una comunità. Per chi arriva da un contesto professionale come quello europeo, trascorrere giornate a contatto con questa realtà può diventare un modo concreto per recuperare una relazione diretta con il tempo e con il risultato delle proprie azioni.

C’è poi un altro elemento che colpisce Gerda: il ritmo della vita salentina, così diverso da quello a cui era abituata a Bruxelles.

«Avete un altro ritmo di vita», osserva. Più lento, come le viene suggerito durante la conversazione, e scandito da abitudini che rispecchiano un’organizzazione della giornata differente da quella nord-europea. «La giornata è divisa in due, con la siesta di mezzo. Noi siamo abituati a lavorare dalle otto alle cinque, quindi qui cambia molto. Ma preferisco qui».

Una dichiarazione spontanea, che racchiude una preferenza precisa. La pausa pomeridiana, i tempi meno concitati, la possibilità di alternare il lavoro ai momenti di riposo contribuiscono a delineare un modello di vita nel quale le giornate sembrano concedere più spazio alle relazioni e alla dimensione personale.

Naturalmente, non si tratta soltanto di contrapporre il Nord Europa al Mezzogiorno, né di idealizzare una realtà a scapito dell’altra. Piuttosto, la testimonianza di Gerda suggerisce quanto il confronto tra culture e abitudini diverse possa offrire nuove prospettive. Quello che per chi vive in Salento è un ritmo familiare, per chi arriva da Bruxelles può diventare una scoperta capace di modificare il modo di guardare alla propria quotidianità.

E forse è proprio questa una delle ragioni per cui il ritorno a Nardò conserva, anno dopo anno, il suo fascino: non soltanto la bellezza del paesaggio, ma la possibilità di vivere un tempo differente, fatto di gesti concreti e di relazioni autentiche.

La conversazione si sposta poi sulle inquietudini del presente. Alla domanda su che cosa faccia più paura nel mondo di oggi, Gerda risponde senza esitazioni: la guerra. Una parola essenziale, ma carica di significato, soprattutto per chi ha trascorso gran parte della propria vita professionale in un contesto istituzionale nato anche con l’obiettivo di favorire la cooperazione tra i Paesi europei.

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La guerra rimane una delle grandi paure del nostro tempo, una minaccia che supera i confini nazionali e ricorda quanto siano fragili la pace e la sicurezza. Nel racconto di Gerda, il tema emerge senza retorica, con la semplicità di chi riconosce in questa realtà una delle preoccupazioni più profonde e condivise.

Poi, quasi a restituire alla conversazione uno sguardo più luminoso, arriva la domanda sui sogni ancora da realizzare. E qui il Salento torna immediatamente al centro.

«Una casa qui», risponde Gerda. Morten condivide lo stesso desiderio. Una casa nel Salento, magari con vista sul mare: non soltanto un luogo in cui trascorrere qualche giorno durante la stagione della raccolta, ma uno spazio tutto loro, dove poter tornare con maggiore libertà e vivere più a lungo quella dimensione che negli anni hanno imparato ad apprezzare.

La loro storia, del resto, non segue il percorso consueto di chi sceglie una destinazione turistica e poi passa alla successiva. Gerda e Morten tornano nello stesso luogo, ritrovano le stesse persone, riprendono gli stessi gesti. E, anno dopo anno, il rapporto con il Salento si arricchisce di nuovi significati.

Dagli impegni europei alla raccolta delle olive, da Bruxelles alla campagna di Nardò, il loro viaggio racconta il valore di un’amicizia capace di superare le distanze e di trasformare un ritorno in una consuetudine felice. Non c’è una ricerca di evasione fine a sé stessa, ma il desiderio di condividere il tempo, offrire il proprio aiuto e ritrovare, tra gli ulivi, una dimensione di vita che sentono vicina.

Il sogno di una casa con vista sul mare rimane, per ora, una prospettiva da realizzare. Intanto ci sono gli amici, l’oliveto di contrada La Grotta, il lavoro delle mani e la soddisfazione di un raccolto che si rinnova a ogni stagione.

E forse è proprio qui il significato più autentico della loro esperienza: nel fatto che, a volte, non sono i grandi progetti a farci sentire legati a un luogo, ma le persone che vi incontriamo e i gesti che scegliamo di condividere con loro.

Marco Marinaci

PH: Aristide Mazzarella

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