“Una scuola in meno, 53 alberi in bilico e qualche stallo in più: il progresso secondo Nardò”

La demolizione della storica scuola media “Dag Hammarskjöld” di Nardò, in via XX Settembre, rientra in un progetto dell’amministrazione comunale che, con encomiabile fantasia urbanistica, ambisce a trasformare un presidio educativo in un parcheggio.

Una scelta che molti cittadini giudicano quantomeno infelice e che ha acceso polemiche vivaci, sfociate nella nascita del comitato “Giù le Ruspe dalla Scuola”, nome che già da solo racconta l’umore della città.

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Il piano prevede l’abbattimento dell’edificio e la sorte avversa di 53 alberi secolari. Su questi ultimi, tuttavia, si vocifera una possibile grazia: pare che i novelli Attila possano fermarsi un attimo prima del colpo finale. Un piccolo sollievo, come quando il boia concede un bicchiere d’acqua prima dell’esecuzione.

Governare una città è senza dubbio una virtù, ma non basta maneggiare bilanci e ruspe: occorrerebbe, ogni tanto, alzare lo sguardo e ricordarsi dell’umanità intera. A Bologna una targa dedicata a Guglielmo Oberdan ammonisce ancora oggi: «Morto santamente per l’Italia, terrore, ammonimento, rimprovero ai tiranni di fuori, ai vigliacchi di dentro». Parole che sembrano scritte per attraversare i secoli e bussare, con discrezione ma fermezza, alle porte del presente.

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 Già alla fine di luglio del 1819 Leopardi annotava: «Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e rende incapaci d’ogni grande azione…», descrivendo con precisione chirurgica quella prudenza pavida che oggi chiameremmo “scelta pragmatica”. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque.

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 Non pretendiamo che la classe politica padroneggi la Bibbia poliglotta di Walton – sei volumi, tra latino, greco, ebraico, arabo, siriaco e persiano, utilissima a Leopardi nello “studio matto e disperatissimo” – né che sappia distinguere un ablativo assoluto da un parcheggio a raso. Chiediamo qualcosa di molto più semplice e, forse, più difficile: che si governi la città con scelte oculate, capaci di guardare oltre l’immediato, di rispettare la memoria e di non ipotecare il futuro delle nuove generazioni in cambio di qualche stallo in più.

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 Perché una città non vive di sole auto. E, talvolta, nemmeno di ruspe. L'attore britannico Jude Law all’intervistatore che chiedeva quale fosse a suo avviso l’animale più pericoloso rispondeva: ”Sicuramente l’Homo Sapiens fascista”. Non si puo' non essere d’accordo. Siccome il fascismo è morto quando si governa bisognerebbe avere la capacità di cambiare idea, soprattutto se la stessa è vistosamente sbagliata.

 

Marco Marinaci

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