Nell'occasione delle elezioni regionali pugliesi si consuma la tragicomica vicenda del sindaco pro-tempore di Nardò Mellone; ha millantato per oltre un anno la sua mirabolante candidatura alla regione, addirittura come presidente della giunta, rimanendo come i pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati.
Nessuno ha accettato la sua pressante richiesta di candidatura, scottati dalle sue continue giravolte da sperimentata banderuola della politica, dall'instancabile pratica di voltare gabbana ad ogni pie' sospinto, tutti i vertici dei partiti del centro destra lo hanno mantenuto a debita distanza dalle loro sedi come un molesto insetto. Neanche la Lega salviniana, che pure rischia di non superare quel 4% dei voti che la porterebbe a conseguire qualche seggio, non ha rischiato a metterlo in lista. E sì che ai seguaci pugliesi, una clamorosa contraddizione esistenziale, dei padagni qualche migliaio di voti in più avrebbe fatto comodo per superare il quorum di lista senza il quale non vedranno eletto neanche un consigliere. Ma come fidarsi di un tipo che è in gara con Trump in quanto a giravolte quotidiane? I leghisti non hanno osato tanto ma, da furbastri quali sono, lo hanno caricato di cariche onorifiche come coordinatore del nulla, titoli di cartone senza nessuna sostanza che puzzano lontano un miglio di presa per i fondelli; Coordinatore di campagna elettorale nel Salento di Lecce, Brindisi e Taranto, responsabile della Lega in provincia di Lecce.
Medaglie di cartone date con la promessa di una candidatura alle politiche future; ma se si comporta bene ovvero se raccoglie un numero adeguato di voti. Una specie di gioco delle tre carte.
Mellone si è mobilitato e ha convocato assessori e consiglieri comunali della sua maggioranza trasformandoli in galoppini elettorali; ha assegnato a ciascuno un candidato consigliere della lista della Lega cui procurare preferenze e altri incroci cervellotici per controllare quante preferenze ciascuno riesce a conferire (metodo ai limiti della legalità); poi a cominciato a setacciare tutti coloro cui aveva fatto anche la semplice cortesia di liberare il parcheggio dove aveva la sua automobile spacciandola come un colossale favore da ricompensare con il voto.
Ma Mellone stesso si vergogna a dire di cercare voti per la Lega, i suoi manifesti, post, volantini e comunicati evidenziano a caratteri cubitali un fantomatico e inesistente “Partito dei buoni amministratori” relegando ai margini il simbolo padagno della Lega:
Il bluff di chi si vergona, per una volta, delle sue azioni.
Un ulteriore imbroglio propagandistico, però, ai danni dei cittadini di Nardò che ancora si ostinano a credere alle panzane che sforna in continuazione.
Ma quanto bisogna essere disposti a bere ancora le balle di uno che non ha più neanche il coraggio di dichiarare apertamente il partito che sta sostenendo?
Mellone si è messo ai margini e la sua marginalità continuerà a crescere con questi furbastri sotterfugi.
Werther Messapo