Nardò: storia di Cosima, 21 anni di lavoro sempre dalla stessa parte impressi su una targa

Ventuno anni nello stesso luogo, tra il rumore regolare delle serrande che si alzano al mattino e si abbassano nel pomeriggio. Ventuno anni di mani che imparano il mestiere, di gesti che diventano più precisi del pensiero, di parole scambiate tra colleghi come pane spezzato.

 

Cosima Fontana ha ricevuto una targa. Non è una medaglia d’oro, non un riconoscimento da salotto buono: è un oggetto di metallo lucido che dice una cosa semplice, che lei c’è stata.

Dietro quella targa c’è il tempo di una vita: giorni di sole e di pioggia, la stanchezza che a volte punge le spalle, la soddisfazione di un lavoro finito bene. La fedeltà non è una parola dolce: pesa, si porta dietro rinunce, abitudini, un passo che non si cambia.

L’imprenditore neritino Sergio Scorza le ha consegnato il riconoscimento senza frasi di circostanza, quasi con pudore. Ha stretto la mano di Cosima e ha detto soltanto: "Grazie per esserci stata, sempre." La foto immortalata dal maestro Aristide Mazzarella.

C’era commozione, ma anche fierezza. Perché ventuno anni sono un patrimonio silenzioso, una diga contro il tempo che divora tutto.

In un’epoca di lavori brevi, di contratti che evaporano, di fedeltà rare come acqua nel deserto, la storia di Cosima diventa una piccola notizia buona. Una storia che non fa rumore, ma che merita di essere raccontata, perché ricorda che la continuità è un dono, e che le persone, quando restano, tengono insieme i luoghi.

La targa resterà appesa, ma soprattutto nella memoria di chi quel giorno ha visto riconosciuto un pezzo di vita.

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