Nardò, cestini per le deiezioni, via libera per cani e gatti in visita al caro estinto, e sanità efficace senza viaggi della speranza, ecco la rivoluzionaria Città sempre più a misura di Fido

È stata approvata durante i lavori della Quinta Commissione Consiliare la modifica all’art. 41 del Regolamento di Polizia Mortuaria che vieta di fatto l’accesso degli animali nel Cimitero di Nardò. Martedì prossimo l’approvazione definitiva in Consiglio che a sentire gli animalisti “sugellerà la fine di un divieto assolutamente anacronistico e irrispettoso dei sentimenti di alcune famiglie”.

 

Il consigliere delegato al randagismo, a Nardò, ha un cognome che è tutto un programma e si chiama Fedele. Diciamo che rispetto alle esigenze di Fido questa amministrazione rispetto alla passata dimostra di avere una marcia in più. Cestini per accogliere le deiezioni di Fido, ma non solo. Il solerte consigliere Gianluca Fedele raccoglie l’entusiastico plauso dell’associazione Mai Più Randagio. Che loda “Questa ennesima iniziativa” che renderebbe “onore a tutta la Città la quale, grazie all’impegno dell’attuale Amministrazione, è diventata un modello virtuoso presa ad esempio da molti altri Comuni”.

“Negare l’ingresso agli animali d’affezione, in particolare ai cani, sino ad oggi ha significato – ad esempio – negare a una madre la consolazione di accompagnarsi col proprio cucciolo presso il luogo di sepoltura di un figlio legato in vita all’animale. Di rimando spesso le cronache ci struggono – dice proprio così - con storie di cani che non si rassegnano all’idea di aver perduto il proprio padrone e che lo vegliano in chiesa o talvolta anche dopo. Per questi e per tanti altri motivi crediamo fermamente che gli sviluppi futuri, in termini di sensibilizzazione e rispetto degli animali, non potranno che essere positivi”.

“A tal proposito restiamo convinti che la strada verso un totale rispetto nei confronti degli animali senzienti sia lunga e tortuosa ma i tanti segnali riscontrati da circa due anni a questa parte in Città ci lasciano sicuramente ben sperare”.

Nell’augurarci di non assistere, a proposito di animali domestici, a parenti che magari decideranno di andare a salutare i propri cari a bordo di un mulo, o in piccolo gruppo verso l’area cimiteriale di nostalgici del Far West in groppa a quadrupedi di altro tipo, o meglio ancora a parenti in visita al caro estinto con un pitone al collo o una pantegana al guinzaglio, salutiamo questa norma con forti perplessità. A dispetto, proprio non me ne vogliano, degli slanci animalisti. La rivoluzione di una città a misura di fido in realtà ci preoccupa molto. E lo dico con tanta commozione ma non so se per gli esseri umani o per gli animali.

Intanto una considerazione. Ci auguriamo che gli animali facciano il loro ingresso in un luogo in cui il rispetto, il silenzio ed il decoro è d’obbligo, accedendo per quanto riguarda i gatti nel loro trasportino. E sempre nel rispetto del luogo e a tutela delle persone, anche per i cani, ci auguriamo venga utilizzato sempre il guinzaglio e, per quelli di grossa taglia, la museruola. La cosa che mi pare davvero paradossale è la sostanziale differenza nel soccorso e nelle garanzie a tutela della salute che riguardano i randagi ed i “poveri” esseri umani. E faccio qualche esempio illuminante a riguardo augurandomi di non scuotere troppo le irritate sensibilità degli animalisti, che onestamente, nella fattispecie, non riuscirei assolutamente a comprendere.

Vi do la misura della sensibilità rivoluzionaria che accompagna questa amministrazione nei confronti di Fido. Che va al di là del libero accesso al cimitero, o dei cestini sparsi per la città e pronti ad accogliere le sante deiezioni del miglior amico dell’uomo. Funziona anche una efficace rete sanitaria. Qualche tempo fa venne soccorso un gatto che era stato investito. Non un gatto con gli stivali, ma un felino nato con la camicia questo si. E’ fuor di dubbio. Il povero felino che era stato investito da un umano, non certo malvagio ma con tutta probabilità colpevolmente distratto, venne soccorso e condotto in ambulatorio veterinario nel territorio di Nardò. Venne amorevolmente sottoposto a tutte le cure del caso, una accurata visita, analisi del sangue, lastre e perfino una risolutiva e delicata operazione chirurgica alla mandibola. Il paziente, ehm volevo dire il felino, insomma il randagio, fu rimesso in sesto e le spese di degenza ammontanti a circa 700 euro se le accollò non certo l’investitore, e ci mancherebbe altro, ma la comunità. Questo gesto nobile non è naturalmente un caso isolato.

Il comune di Nardò con tanto di atto di liquidazione, che non è ne sarà certamente l’ultimo, il 10 maggio scorso ha pagato la regolare fattura di uno studio veterinario sito in Copertino, 712,20 euro iva inclusa, anche in questo caso il paziente, ehm volevo dire il cane, che non si capisce come mai sia finito da Nardò a Copertino, ha ricevuto l’intervento puntuale del veterinario, esami strumentali e naturalmente operazione chirurgica.

E’ singolare che la determinazione n° 2 del 11 gennaio del 2018 con cui viene affidato il servizio di assistenza e cura di pronto soccorso a randagi di medici veterinari, i cui studi professionali sono ubicati sul territorio comunale e nei paesi limitrofi di Copertino, Galatone, Porto Cesareo e Leverano con la quale venivano proposte le condizioni per l’erogazione degli urgenti servizi di assistenza “de quibus” , funzioni egregiamente. E non desti eguali risultati il servizio di cura e pronto soccorso che riguarda invece gli esseri umani in una città che ha un ospedale che è stato sostituito da un poliambulatorio, che ha perso il Pronto Soccorso che è stato, a sua volta, trasformato in Punto di Primo Intervento. E che a breve, a meno di improbabili dietrofront o proroghe brevi, dovrebbe essere, dulcis in fundo, disattivato.

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