Ci sono persone che attraversano la vita lasciando soltanto una traccia. E poi ci sono quelle che, quasi senza accorgersene, lasciano luce. Non sono supereroi. O forse si.
Sono le persone che scelgono di donare il proprio tempo, di ascoltare una voce, di accompagnare chi è in difficoltà, di esserci quando sarebbe più semplice voltarsi dall’altra parte. Sono i volontari, uomini e donne che ogni giorno dimostrano che la solidarietà non è un’idea astratta, ma una scelta concreta. Abbiamo fatto un salto alla mensa della comunità gestita dall’associazione “Farsi solidali”, braccio operativo della Caritas diocesana e della Cattedrale.
In un tempo in cui tutto sembra correre veloce, fermarsi per gli altri è forse una delle forme più autentiche di libertà. Significa sottrarre tempo all’indifferenza e restituirlo alla relazione, alla cura, all’umanità. Annarita Romeo, 64 anni, è l’infaticabile responsabile del personale. “La parola d’ordine è la solidarietà. Da questa deriva l’accoglienza. Le difficoltà a volte sono nell’accettazione degli altri, occorre sentirsi parte di una comunità, di una grande famiglia”.
Il volontariato nasce spesso da un gesto semplice: una porta che si apre, una mano che si tende, una parola pronunciata nel momento giusto. Gesti apparentemente piccoli, ma capaci di assumere un valore immenso nella vita di chi li riceve. Antonello Nicolosi, 61 anni, è originario della provincia di Catania. “Mi ha spinto al volontariato la possibilità di dedicare del tempo agli altri. Mi interessano le persone, anche per quello che vivono sulla loro pelle, ognuno di noi si è trovato o si trova, prima o poi, in un momento di difficoltà e avrebbe bisogno di una mano tesa”.
Perché non sempre possiamo risolvere i problemi del mondo. Possiamo però scegliere di non ignorarli. Gianfranco Rizzo, 63 primavere è stato coinvolto da un’amica. “Me ne ha parlato con entusiasmo e da allora, da circa tre anni, presto servizio come volontario presso la mensa della comunità (Circa 60 pasti giornalieri n.d.r. ed il numero aumenta considerevolmente nel periodo estivo). Mi ha colpito soprattutto vedere tra i volontari persone anziane che prestano il loro servizio con continuità e con uno spirito alto e lodevole. Mi ha fatto capire che il volontariato non vive di momenti ma è uno stile di vita al servizio degli altri”.
Possiamo prenderci cura di una persona anziana, sostenere una famiglia in difficoltà, dedicare attenzione a chi vive una condizione di solitudine. Possiamo offrire competenze, tempo, ascolto. Possiamo, semplicemente, esserci.
E mentre pensiamo di aiutare gli altri, qualcosa cambia anche dentro di noi. Impariamo che la fragilità non è una debolezza, che chiedere aiuto non significa arrendersi e che nessuna vita è davvero separata da quella degli altri. Valentina Manca, 42 anni, neritina avrebbe, almeno sulla carta, poco tempo perché fa la mamma, e si sa, è un lavoro a tempo pieno. ”Ho iniziato perché invitata da un’amica durante il periodo estivo, poi ho continuato perché mi ha colpito l’ambiente ed il gruppo, si sono create tante amicizie, il sorriso di ragazzi che spesso non parlano neanche la nostra lingua mi gratifica ogni giorno. Da qualche settimana ci hanno dato una mano anche i ragazzi di una comunità, il loro entusiasmo – devo ammetterlo mi ha sorpreso ed - è stato contagioso. E salutarli è stato commovente”.
Il volontariato ci insegna una verità semplice e profonda: siamo parte di una comunità e il bene di uno riguarda, inevitabilmente, il bene di tutti. E voi, siete pronti a cambiare il mondo?
Marco Marinaci