Nardò: quel "pasticciaccio brutto" del centro di procreazione presso l'ex Sambiasi finisce su Striscia la Notizia

Ancora una volta Nardò ha l’attenzione delle cronache nazionali, e stavolta purtroppo in chiave negativa. È arrivata infatti fino alle frequenze del celebre programma mediaset “Striscia la Notizia” l’eco del brutto pasticcio dell’ex ospedale “San Giuseppe Sambiasi”, privato del suo centro di “Procreazione Medicalmente Assistita”, di fatto non operativo da circa un anno.

 

Il centro clinico, fiore all’occhiello della sanità salentina che negli anni ha aiutato molte centinaia di coppie, risulta inattivo in vista di un “trasferimento” presso il “Vito Fazzi” di Lecce: questione che la stampa locale, prima ancora di quella nazionale, conosce bene per le denunce degli ultimi mesi ad opera dell’Osservatorio Giuridico della SIRU(Società Italiana della Riproduzione Assistita, a firma dell’avvocato Stefano Martina) e di numerosi esponenti dell’opposizione in Consiglio Regionale.

Ancora una volta il faro è puntato su ciò che la chiusura del Centro comporta: liste d’attesa fino a settembre (l’unico centro in Puglia al momento attivo risulta infatti quello di Conversano) e la sconsolante alternativa per chi cerca di avere un figlio, e cioè rivolgersi alle strutture private, con un raddoppio (e spesso una triplicazione) dei costi.

Come viene fatto notare, la mancanza di strutture di questo tipo è una questione che riguarda tutte le regioni del sud, al contrario di quelle settentrionali che godono di una vasta gamma di sedi pubbliche a cui rivolgersi. Alla disparità geografica, si aggiungono le scelte poco chiare di chi amministra il territorio, ad ogni livello: numerosi i pazienti rimasti “appesi” in attesa di sviluppare i propri trattamenti (in barba al diritto alla continuità terapeutica) e la struttura alternativa che dovrebbe sorgere al Fazzi che di fatto, al di là dei proclami, non è dato sapere quando potrà essere pronta.

In quanti ancora dovranno evidenziare la grave situazione, prima che Regione, Asl e Comune decidano di riprendere l’attività del Centro o di dare seguito alle “buone intenzioni” sulla sede di Lecce? A chiederlo non è una forza politica con interessi di parte, ma pazienti e cittadini cui vengono private la maternità e la paternità, o che per vederle realizzate si vedono costretti ad accedere a sedi troppo lontane o ad affrontare costi triplicati. Si agisca il prima possibile.

Lista “Impegno Civico per Nardò” – Losavio Sindaco

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