I dolori del giovane Werther: la candidatura dell’avvocato Falangone a Sindaco di Nardò ha il vantaggio della freschezza della proposta che surclassa tutte le figure fritte e rifritte presentate finora dalle varie aggregazioni

Tanto tuonò che piovve! Emerge, finalmente, una proposta totalmente nuova tra le griglie di partenza sella corsa a sindaco per le amministrative neretine della primavera 2021.


Una libera associazione di sinistra propone un candidato assolutamente nuovo e trova, fortunatamente, anche il favore dello sclerotizzato PD di Nardò. Prima azione positiva della filiale locale del partito del Nazzareno da 5 anni a questa parte. L’elettorato italiano, e anche neretino, è stanco delle solite figure e del loro ciurlare nel manico a passo di minuetto con continuo scambio di ruoli in quel teatrino che è la politica italiana. Dove il ricambio è lentissimo e certi attori non passano la mano se non si compie almeno un trentennio dal loro apparire alla ribalta trascinandosi stancamente fino ai collassi politici e, a volte, anche fisici.

Ecco che le ventate di novità trovano rapidamente consensi inaspettati, E’ un fenomeno che ha trovato parecchie conferme negli ultimi decenni come Berlusconi, come i 5 stelle, come la Lega salviniana, come la Meloni, come lo stesso Mellone a Nardò (strana la comune radice cucurbitacea degli ultimi due, però). Questa smania di oscillare alla ricerca di nuove prospettive è costante perché dopo l’ascesa tutti si convertono ad una cooptazione da parte del sistema e le azioni rimangono simili a quelle dei predecessori.

Ciò non significa che non bisogna provare nuove vie e la candidatura Falangone ha tutti i requisiti per dare una scossa al paludoso terreno amministrativo di Nardò. Questa proposta stacca e surclassa decisamente tutte le proposte, spesso autoprodotte, finora avanzate; figure logore da ruoli pregressi che non hanno prodotto esperienza ma imbolsimento.

Come chi viene da dinastia emersa alla fine del secondo conflitto mondiale, chi viene dal passato remoto con azioni finalizzate al proprio tornaconto, chi viene dal passato prossimo con ripetute giravolte dettate da qualche germano suggeritore. E tutti con scheletri, politici, nell’armadio e i cittadini lo sanno benissimo. E supera anche una candidatura che sembra affacciarsi da sparuti epigoni del centro destra di un ex-manager di consociata regionale della sanità per rivalsa verso la sinistra che gli aveva affidato l’incarico non riconfermandolo alla scadenza: un poco debole come motivazione.

Falangone ha dalla sua questa buona chance della novità e dell’apparire persona seria ed equilibrata estraneo a giochi di potere; il suo forte handicap è il grande ritardo con cui viene presentata la sua candidatura. L’ultima volta l’Asfaltatore si propose come alternativa radicale al sistema e la carta ebbe un suo peso, decisivo, nel ballottaggio anche superando la farraginosità delle sue liste pletoriche e di scarsa qualità. Poi si è rivelato perfettamente uguale, nell’azione amministrativa, a chi diceva di combattere.

Immediatamente si è palesato come volgare trasformista, come inciuciatore a 360 gradi. Già nel luglio 2016 inciuciò con Natalizio e Dell’Angelo Custode, ambiziosi arrampicatori che millantarono pregresso sostegno auto qualificandosi sostanzialmente come traditori della coalizione di cui facevano parte; poi associò anche Lupo esponente di una disinvolta tecnocrazia cittadina orientata al potere per il potere priva di ogni briciolo di moralità politica. 

Oggi l’Asfaltatore sembra inglobare anche un vecchio ras delle preferenze, spelacchiato nonostante un’importante carica di sottogoverno provinciale, che tenta il rilancio verso i gloriosi fasti passati, In sostanza la novità che l’Asfaltatore incarnava è sparita del tutto e la sua curva di consenso tra quanti lo sostenevano per questo è drammaticamente in calo, con un trend peggiore del calo dei grillini. Basterà la conquista del sottoproletariato che l’altra volta incensava Risi?

Werther Messapo

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